legiac “the voynich manuscript”

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Un viaggio siderale alla scoperta di territori immaginari affascinanti. Ad un anno di distanza da “The Faex Has Decimated” torna il progetto Legiac con un nuovo lavoro pubblicato da Dronarivm.

“The voynich manuscript”, il cui titolo si rifà ad codice illustrato del ‘400,  prosegue la ricerca di Roel Funcken e Cor Bolten incentrata su sonorità sintetiche sempre più indirizzate verso la costruzione di permeabili paesaggi avvolgenti e sconfinati. Come immersi in una vasca di deprivazione sensoriale ci si ritrova a galleggiare su morbide ed evanescenti stratificazioni lisergiche (“Bycam Fosfane”, “Transcendental Sea”) piuttosto che su tessiture granulose e oscure (“Inzantum Feaner “, “Jefre Tropod”), ritrovando solo per brevi tratti (“Sirius of Procyon”, “The Din Skided “) le pulsazioni ritmiche pronunciate che caratterizzavano il debutto del duo.

È un universo totalizzante quello costruito da Legiac, nel quale perdersi ad occhi chiusi alla ricerca di scorci sconosciuti.

aaron martin & leonardo rosado “in the dead of night when everything is asleep”

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Scorrono lente e profonde come il pensiero  in una notte insonne le sei crepuscolari e vibranti sinfonie nate dall’incontro artistico tra Aaron Martin e Leonardo Rosado. Una collaborazione sviluppatasi a partire da un’affinità che si muove lungo dinamiche differenti  capaci di fondersi in un’unità al tempo stesso coesa e divergente.

Il dialogo a distanza tra i due autori prende corpo a partire dagli scenari concreti costruiti da Rosado attraverso un lavoro di raccolta e manipolazione di suoni ambientali catturati con l’ausilio dei suoi figli, fondali crepuscolari di grana sottile sui quali si innestano le trame dilatate e malinconiche del violoncello e degli altri strumenti utilizzati da Martin. La sintesi tra gli elementi  che compongono il flusso narrativo si muove costantemente in equilibrio, senza che nessuna delle parti predomini sull’altra, evidenziando così la ricchezza di suoni e sfumature che caratterizza il disco.

Non c’è soluzione di continuità nel susseguirsi delle tracce, che come i titoli che le definiscono  compongono nel loro insieme un lirico racconto di una intensa e meditabonda fuga in una dimensione in cui tutto sembra voler rimanere indefinito e sospeso.

siavash amini + zenjungle “topology of figments”

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Un’immersione in un immaginario sfuggente di paesaggi  sonori densi e avvolgenti. La restituzione emozionale dell’attraversamento di scorci in bilico tra realtà e finzione è l’obiettivo inseguito da Siavash Amini e Phil Gardelis aka Zenjungle  nelle quattro tracce che costituiscono questo loro lavoro condiviso pubblicato dall’austaliana Flaming Pines.

Un universo fatto di trame oscure e misteriose, persistenze droniche nebbiose che si scontrano con granulosi suoni concreti innescando lente e sommesse deflagrazioni da cui emerge gradualmente il suono del sassofono di Gardelis a disegnare frammenti melodici inquieti dolenti. Le cangianti connessioni  tra gli elementi e il loro relativo intreccio danno vita a strutture che privilegiano tratti differenti. Dalla profonda ruvidezza in cui l’assenza di luce diventa totale e perenne (“Northern Winds”) si passa ad un incedere più vaporoso e languido di echi in graduale dissolvimento (“Descending Days”) e alle dissonanti  stratificazioni che dopo un’iniziale schiarita riportano a frequenze rumorose in crescendo (“Gegenschein”), fino a giungere alle riprese ambientali catturate ad Atene e Teheran, luoghi reali in cui si muovono i due artisti, che costruiscono l’approdo in una città inesistente realmente esplorata (“Fingments”).

safir nòu “groundless”

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In sospeso in una dimensione in cui tutto giunge leggero e attutito, circondati d un senso di pace caldo e avvolgente. Le melodie costruite da Antonio Firinu aka Safir Nòu, scaturenti da una armoniosa miscela di istanze e generi differenti, hanno la capacità di condurre lontano verso un accogliente rifugio in cui lasciare libera l’immaginazione.

Il percorso che prende forma attraverso i sette capitoli di “Groundless” si snoda tra atmosfere cangianti che alternano momenti sognanti scanditi da morbide trame acustiche finemente arrangiate (“Imaginary Cloud”, “Floating on a note”) a possibili colonne sonore di viaggi verso mondi distanti (“New lunacy”, “Land-escape”). Lungo il flusso ci si imbatte in luminose danze di note vaporose (“Blue dance”) e in allegre narrazioni dal sapore popolare (“Puppets’ waltz”) fino a giungere alla lievemente malinconica chiusura di “Diary from the groundless land”, che con il suo intenso dialogo tra la chitarra di Firinu e le passionali tessiture degli archi ci fa riemergere da questo etereo ed emozionale universo fatto di suoni  incantati e accoglienti.

panoptique electrical “disappearing music for face”

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Si muove tra atmosfere cangianti  il suono di “Disappearing music for face”, disco che segna il ritorno del progetto Panoptique Electrical di Jason Sweeney dopo la collaborazione dello scorso anno con Richard Adams (Hood, The Declining Winter) sotto la sigla Great Panoptique Winter, entrambi pubblicati dalla label greca Sound In Silence.

Undici tracce che spesso si sviluppano attorno alle melodie pianistiche che declinano di volta in volta placide atmosfere notturne costellate da morbide pulsazioni (“First betrayal”, “In a forest forlon”), essenziali trame nostalgiche su fondali polverosi (“Gold leaf”, “Desire decayed”, “A picture, a landscape”) o cinematiche narrazioni lievemente dissonanti (“Music for dissapearing face”). Quando il pianoforte scompare ad emergere sono tessiture più oscure e ruvide che introducono ombre profonde fatte di modulazioni sintetiche abrasive (“In spite of yourself”, “A minor breakdown”), che soltanto nella conclusiva “Smile fades forever” si dipanano per lasciare spazio ad un’ambience  vaporosa e immateriale avvolta di calde spire luminose.

The Place Beyond the Pines #4

a cura di sonofmarketing

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Hyperbolic Motion – Tangent

Tangent è il progetto che coinvolge il batterista e sound designer Ralph van Reijendam e il vocalist e ingegnere del suono Robbert Kok. A due anni da Transience, sono ritornati con un nuovo album intitolato “Collapsing Horizons” che mette in mostra la loro capacità di rimodellare la linearità delle linee elettroacustiche in maniera raffinata e originale.


Bright Lights – Archive

Settembre e Ottobre di quest’anno sono mesi fortunati dal punto di vista delle uscita, soprattutto per i grandi ritorni. Il collettivo londinese Archive pubblicherà un nuovo album intitolato “The False Foundation” che uscirà ufficialmente il 7 Ottobre. “Bright Lights” è il secondo estratto ufficiale che mette in evidenza la delicatezza della loro composizione e un “vigore” rinnovato.

 

The Pugilist – Keaton Henson

Un altro grande ritorno è quello di Keaton Henson che ha realizzato uno dei lavori più intensi e interessanti di questa annata. “Kindly Now” è uscito recentemente via Oak Ten Records. “The Pugilist” è il simbolo della vividità della sua interpretazione, della sua straordinaria penna che si intreccia con la fragilità finissima e accecante delle composizioni.

 

Seskinore – Hiva Oa

Progetto meno noto di altri ma sicuramente altrettanto atteso. Hiva Oa è il duo che attualmente coinvolge Stephen Houlihan e Christine Tubridy. “Mk II (part 1)” è il nuovo ep che arriva a tre anni dallo straordinario debutto “The Awkward Hello, Handshake, Kiss”. “Seskimore” rispecchia il concept della loro musica fra armonie vocali, sperimentazioni ritmiche e incursioni elettroniche (più presente rispetto al precedente lavoro).

 

Multiple Horizons – Massimo Discepoli e Daniel Baribiero

Settembre ci ha regalato anche la straordinaria collaborazione fra Massimo Discepoli e Daniel Barbiero. Il risultato è “An Eclipse of Images”, uscito da pochi giorni per Acustronica. Un puro “gioiello” di avanguardia che ha nella sua non inquadrabilità il punto di forza.

 

Monument Builders – Loscil

La Kranky, dopo una prima parte di 2016 molto silenziosa, sta tornando con una serie di uscite interessanti. Fra queste c’è il ritorno dell’artista canadese Loscil aka Scott Morgan. Il disco uscirà ufficialmente il 7 Novembre e si intitola “Monumet Builders”. La title-track è il primo singolo estratto disponibile in streaming.

 

 


Scary Objects – Radian

A due anni dalla collaborazione con Howe Gelb, il trio viennese Radian ritorna con un nuovo album. Si intitola “On Dark Silent Off” e uscirà l’11 Novembre via Thrill jockey Records. “Scary Objects” è il primoestratto che la loro abilità di ricamo del contrasto e della tensione in un’ottica di ricerca.

 

 

Narcosis – Lost in Kiev

A quattro anni dal debutto con “Motions”, ritornano i parigini Lost in Kiev. Il progetto coinvolge  Yoann Vermeulen (batteria/samples), Maxime Ingrand (chitarra/Synth), Jean Christophe Condette (basso/Synth) e Dimitri Denat (chitarra). “Nuit Noire” è il nuovo album uscito ad inizio settembre. Il loro suono è un godibile intreccio di trame post-rock fra dissonanze e schiarite melodiche.

 

 

Mahajanaka – Sebastian Reynolds

 Sebastian Reynolds è un sound artist e compositore di Oxford. “Remembrance/Epiphany” è il suo album di debutto. “Mahajanaka” è il primo singolo estratto che esalta le sperimentazioni ritmiche in connessione con i richiami tribali della musica indiana.

 

 

Lithium, The New Era – Adam Wiltizie

Adam Bryanbaum Wiltzie (A Winged Victory For The Sullen and Stars of the Lid) ha annunciato l’uscita di un album solista. Si occuperà della colonna sonora del film “Salero” di Mike Plunkett. “”Lithium, The New Era” è il primo singolo estratto.

 

 

Nur – Never Sol & Eplida Choir

A due anni dall’album di debutto “Under Quiet”, l’artista ceca Never Sol (Sára Vondrášková) ritorna con un nuovo singolo intitolato “Nur” che coinvolge il collettivo Elpida Choir. Il pezzo è accompagnato dal video diretto da Stepan FOK Vodrazka .0

 

 

Doo You need My Love – Weyes Blood

Conlcudiamo con un altro ritorno attesissimo, quello di Natalie Mering (Jackie-O Motherfucker , Ariel Pink’s Haunted Graffiti) con il moniker Weyes Blood. “Front Row Seat To Earth ” è il nuovo album che uscirà il 21 Ottobre per Mexican Summer. “Do You Need My Love” è il secondo singolo estratto che mostra per l’ennesima volta il suo talento di interpretzione fra linee evocative e un tono malinconico che esalta la forza delle parole e dell’incatesimo sonoro.

 

 

danny clay “stills”

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Un cassetto in un vecchio mobile che viene aperto dopo molti anni, ricordi lontani che riaffiorano per costruire un nuovo immaginario. È questa la sensazione che  emerge costante da “Stills”, nuovo album di Danny Clay che da l’avvio alle pubblicazioni del progetto editoriale IIKKI,  costola della eilean records incentrato sull’incontro tra suoni e arti visive.

Il lavoro del compositore americano nasce dalla reciproca collaborazione con l’artista belga Katrien De Blauwer, autrice del libro che accompagna il vinile. In esso scorrono  una lunga serie di immagini costruite attraverso l’accostamento e ricomposizione di foto ritagliate da riviste e giornali, prezioso compendio visivo che riecheggia perfettamente le nostalgiche e polverose trame contenute nei bozzetti sonori di Clay. Sono fragili nenie che si sviluppano su melodie pianistiche circolari e cullanti adagiate su fondali fatti di sottile grana e che accolgono minimali e luminosi frammenti derivanti da ulteriori fonti che di volta in volta rendono unica ciascuna traccia.

Pur muovendosi lungo atmosfere omogenee le dodici composizioni disegnano così, unitamente alle immagini della De Blauwer, un universo mutevole e affascinante sospeso in un tempo lontano.