adriano zanni “siamo quasi tenebra”

tenebra

Una terra dal fascino oscuro e penetrante, un corpo che la attraversa, una mente che la introietta spinta dalle pagine di un libro che la racconta, occhi che traducono il sentire in immagine e anima che trasforma in suono la memoria. “Siamo quasi tenebra” non è un disco, non lo è fisicamente visto che si concretizza come pen drive usb e non lo è concettualmente. L’opera ideata e realizzata in soli 20 preziosi esemplari da Adriano Zanni è infatti molto di più.

Il viaggio costruito dall’artista romagnolo è suono da vedere e immagine da ascoltare, andamento simbiotico tra mezzi differenti che procedono all’unisono restituendo i tratti di un luogo al tempo stesso magnetico e ostile. Le quattro dilatate tracce, costantemente in bilico tra l’evanescenza di un algido soffio informe e la profondità di cupi riverberi che ne scandiscono l’espandersi, trovano perfetta assonanza nelle visioni monocromatiche che legano la glaciale vaporosità del bianco alla solida matericità del nero, opposti che qui più che altrove diventano componenti imprescindibili per raccontare un paesaggio prepotentemente proiettato verso uno spietato processo di interiorizzazione.

siamo quasi tenebra 17

Un’inquietudine seducente si sprigiona dal fluire delle dense nebbie droniche la cui persistente oscurità è scalfita da aleggianti frammenti di frequenze luminose che disegnano i tratti di un itinerario dai margini sfocati ed inafferrabili. Così come gli scorci catturati si presentano come istantanee dai dettagli violentemente nitidi a cui si contrappone un orizzonte celato, il magma risonante scorre grave verso una meta che rimane incerta, spegnendosi gradualmente senza definire un approdo e lasciandoci in balia di un assordante silenzio.

siamo quasi tenebra 13

Immaginifici tracciati paralleli in cui perdersi per ritrovarsi con pienezza.

 

Annunci

benjamin finger “into light”

[forwind]

fwd23_digital_front_max

Sinuosi movimenti in graduale sviluppo che lentamente definiscono cinematiche sequenze pervase da insondabile mistero. Emerge prepotente da questo nuovo lavoro l’approccio sfaccettato e multidisciplinare che contraddistingue l’attività artistica di Benjamin Finger, trovando efficace formalizzazione in due lunghe narrazioni dall’andamento avvolgente entrambe precedute da un relativamente breve prologo.

Attraverso un processo di estesa ibridazione tra trame elettroacustiche, frequenze sintetiche ed echi neoclassici il musicista norvegese plasma atmosferici tracciati in cui enfatiche linee armoniche si fondono a scie rumorose di intensità variabile generando un coeso flusso immaginifico.

Introdotto dalle ruvide fluttuazioni di “A glimpse”, la prima metà del disco è occupata dal cullante espandersi di “Gravity’s jest” costruito sul reiterarsi della dolente voce del violoncello di Elling Finnanger Snøfugl il cui incedere è reso vischioso dalla compenetrazione di modulazioni spettrali e inserti ambientali che ne saturano la scarna struttura resa cangiante dalla comparsa della voce di Inga-Lill Farstad in sostituzione del suono dello strumento. Analogamente mediata dall’ariosa persistenza di “Into light”, la seconda parte dell’album vede i medesimi componenti riproposti secondo differenti modalità in “Paradox route”. Maggiore spazio occupano gli evanescenti vocalizzi della Farstad conferendo alla prima metà della traccia un’aura allucinata di sospensione in parte smorzata dalle oblique ed enfatiche movenze del violoncello che ricompaiono nel tratto conclusivo di una spirale sempre più indefinita e convulsa.

Un nebbioso notturno profondamente magnetico.

petrolio “l+esistenze”

[Dischi Bervisti / Audiotrauma / Dio Drone / Dreamingorilla Records / E’ un brutto posto dove vivere / Toten Schwan Records]

a3819513635_10

Una profonda incursione tra territori ostili che emergono dalla densa oscurità di un’infinita notte pervasa di indissolubile inquietudine. È un’esplorazione complessa ed accidentata a prendere forma dal susseguirsi delle dodici tracce del nuovo lavoro firmato Petrolio, un lungo incubo postmoderno che vede Enrico Cerrato ampliare il proprio spettro sonoro attraverso l’apporto di una nutrita schiera di musicisti. “L+Esistenze” è difatti innanzitutto un’opera corale, una sfaccettata e ribollente deriva che si nutre del fecondo apporto di ciascun autore chiamato a partecipare alla stesura di due dei capitoli che lo strutturano.

Ci si muove con circospezione tra le convulse modulazioni risultanti, avanzando con ritmo irregolare lungo i margini di uno spazio liminale definito da coordinate cangianti ma reso coeso da una persistente atmosfera plumbea che accomuna i vortici elettrici scaturenti dall’incontro con Aidan Baker alle ossessive allucinazioni definite dalla presenza di Jochen Arbeit, l’abrasiva claustrofobia delle frequenze condivise con Sigillum S all’obliqua percussività di MaiMaiMai, l’atmosferico mistero delle trame di Fabrizio Modonese Palumbo alle affilate frequenze cariche di tensione plasmate con l’ausilio di Naresh Ran.

A dirigere il tutto segnando costantemente la rotta da seguire è l’idea di suono ibrido ricercata da Petrolio, intenzione che si mantiene evidente a dispetto di una costante assenza di luce che aleggia sul suo dispotico universo risonante.

øjeRum “the forest is sleeping within the trees”

[krysalisound]

a2070275545_10

Cullante e dolente procede il suono come quieto torrente, che lentamente scava un profondo solco incidendo un sospeso paesaggio emozionale. È ancora una volta Krysalisound ad accogliere una ripubblicazione rivista  di uno dei tanti lavori di Paw Grabowski, prolifico autore danese che si cela sotto lo pseudonimo øjeRum. A finire nel catalogo della label di Francis M. Gri è in questo caso “The forest is sleeping within the trees”, ipnotica suite in sei movimenti per pianoforte e organo a pompa.

Interpolando una malinconica melodia pianistica al palpito densamente evanescente scaturente dallo strumento antico, Grabowski tesse una placida deriva dal moto costante solo apparentemente reiterato senza fine. È infatti nelle sfaccettate sfumature e nell’enfasi delle pause che occorre cercare il portato  di questo relativamente breve tracciato risonante capace di indurre la rivelazione di liquide visioni pervase da penetrante lirismo.

Un filo sottile che una volta individuato è difficile da abbandonare.

The Place Beyond the Pines #27

a cura di sonofmarketing

13128996_10209474915455448_2112345325_o

 

Ramon Lormans. Ramon Lormans è un musicista olandese, virtuoso della Marimba. “A Index Of Wood” è il suo primo album solista e contiene composizioni realizzate da Anthony Fiumara, Aart Strootman e Nik Bärtsch: Vi proponiamo un brano che vede la collaborazione di Soap&Skin.

 

 

Kathryn Joseph. La pianista e cantautrice scozzese Kathryn Joseph ha pubblicato un nuovo album intitolato “From When I Wake The Want Is”. E’ uscito qualche mese fa via Rock Action Records. Il 15 febbraio uscirà un nuovo 7” per il brano “Weight”. La B-side si intitola “Cold”.

 

 

Holly Herndon. “Godmather” è il risultato della collaborazione fra la producer Jlin e la musicista e cantante americana Holly Herndon. Il brano vede anche la collaborazione di Spawn che Holly Herndon definisce “un’intelligenza artificiale cresciuta ascoltando e imparando dai suoi genitori e dalle persone vicino a noi che sono venute a casa nostra o hanno partecipato alle nostre performance.  Spawn è già in grado di fare cose meravigliose. “Godmother” è stata generata ascoltando gli artwork della sua madrina Jlin  e provando poi a reimmaginarli con la voce di sua madre. Questo brano è stato generato dal silenzio, senza campionature, editing o sovraincisioni, sotto la guida del padrino di Spawn, Jules LaPlace”.

 

 

Deison/Bellucci. “Dead Piano” è il risultat della collaborazione fra il sound artist Cristiano Deison e il pianista Andrea Bellucci. Il disco nasce dall’idea di usare il piano in maniera “insolita”, come fonte di un suono differente a quello a cui siamo abituati.

 

 

Chasms. Chasms è un duo di San Francisco che include Jess Labrador e Shannon Madden. “The Mirage” è il loro nuovo album che uscirà a febbraio per Felte Records. E’ stato mixato da Josh Eustis (Telefon Tel Aviv) e masterizzato da Rafael Anton Irisarri. Vi proponiamo il primo singolo intitolato “Shadow”.

 

 

Ellayo. Ellayo è il progetto della cantautrice e musicista newyorkese Natalia Schwien. “For Miriam” è il suo ep di debutto che prende spunto da antichi inni e “vecchi” pezzi orchestrali. Vi proponiamo “Mimic” che mette in evidenza le sue doti vocali e la efficace e potente gestione dello spazio sonoro tendente al minimalismo.

 

 

Giardini Di Mirò. Un grande ritorno. I Giardini Di Mirò hanno pubblicato il nuovo album “Different Times” via 42 Records. Vi proponiamo “Failed to Chart” che vede la collaborazione di Glen Johnson (Piano Magic).

 

 

Xosar. La producer techno Sheela Rahman aka Xosar ha annunciato l’uscita del nuovo album “The Possessor Posses Nothing” che uscirà a febbraio per Bedouin Records. Vi proponiamo il primo estratto”Vibration Accelerator” che mette in mostra un suono oscuro, potente e dalle vibrazioni “noise”.

 

 

Patrick Watson. In attesa del nuovo album, Patrick Watson ha condiviso un nuovo brano che vede la collabroazione della cantante canadese Safia Nolin. Si intitola “Mélancolie”.

 

 

Ginevra. Ginevra è un’interessante cantautrice e musicista italiana. “Forest” è il suo brano di debutto che mette in evidenza la grazia vocale e il suono etereo.

 

 

Lavalu. Lavalu è il progetto della musicista e cantautrice olandese Marielle Woltring. “High Solitary” è il nuovo album uscito per 1631 Recordings. Vi proponiamo l’ipnotica “Hide Me”.

 

 

C’Mon Tigre. Concludiamo con un altro grande ritorno. Il duo misterioso C’Mon Tigre ha annunciato il nuovo album che uscirà a febbraio. Ripeschiamo un brano dallo stroardinario album di debutto del 2014. Questa è “A World Of Wonder”.

 

 

a home for ghosts “…of a star, never setting”

[eilean]

cover

Vischiose distese che scorrono implacabili verso claustrofobici abissi impermeabili alla luce del sole. È un lento sprofondare verso convulsi nuclei di suono e rumore ciò che ha origine dall’incontro tra Neil Carter e James Edward Armstrong, sodalizio che informa il punto 51 sull’immaginifica mappa in via di definizione curata dalla francese eilean rec.

Intricate strutture in graduale espansione vedono incrociarsi modulazioni sintetiche, fremiti scabrosi e filtrate frequenze chitarristiche disegnando informi e prolungati flussi in costante mutazione che solamente in una delle quattro tracce del disco, dall’atmosfera più sinuosa e meno ruvida, si limita ad essere circoscritto tracciato di durata contenuta.

In bilico tra oscura evanescenza e granulosa matericità, le tre principali spirali risonanti costruite dal duo definiscono vividi percorsi sensoriali che alternando irrequiete visioni  determinate da ascensionali distorsioni in crescendo a placide estensioni di bassi riverberi su cui scivolano algidi soffi sintetici, plasmano un dinamico e atmosferico universo emozionale.

foudre! “kami神”

[gizeh records]

GZH86-Foudre-Kami-Sleeve-Small

Indomabile ed in costante fermento, si riversa implacabile come il più minaccioso dei  fenomeni della natura il magma sonoro scaturente dalla quarta prova che vede riuniti Frédéric D. Oberland, Romain Barbot, Grégory Buffier e Paul Régimbeau sotto la denominazione FOUDRE!

Registrato dal vivo e diviso in cinque movimenti, il disco disegna un granitico tracciato privo di soluzione di continuità che si estende plasmando un roboante rituale in cui si scontrano echi ancestrali e frequenze contemporanee. Modulazioni sintetiche e scie elettriche si combinano originando irrequiete spirali risonanti a tratti scandite da ossessive pulsazioni, visioni cinematiche proiettate verso un terminale punto di deflagrazione dal quale emergono caotici ritmi ribollenti e richiami urlanti.

Quella che si compie è una graduale e inevitabile apocalisse che vede l’ostinata e scabrosa persistenza del suono divenire dirompente elemento capace di disgregare la ruvida materia e conferire consistenza alla spettrale evanescenza. Un’oscura catarsi.