andrea belfi “partiture_2018”

[live performance – Zō Centro Culture Contemporanee| catania]

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Un vulcano alle pendici del vulcano. Esiste un’assonanza vividamente materica tra le traiettorie narrative di Andrea Belfi  e ‘a Muntagna  che domina Catania, una nervosa irrequietezza sempre pronta a deflagrare anche quando tutto appare calmo e silente. Una simbiosi inattesa che si è prepotentemente palesata all’interno dello Zō davanti ad una platea religiosamente assorta e concentrata.

È immersa in una penombra flebilmente risonante la sala quando Belfi giunge ad occupare il suo centro di comando per dare inizio in modo deciso e perentorio al suo tracciato percussivo che ripropone in presa diretta l’intricato percorso in cinque atti di “Ore”, suo ultimo lavoro pubblicato lo scorso anno per la londinese Float. Da lì ha origine un magmatico flusso costantemente in equilibrio tra la ruvida concretezza di pulsazioni dal sapore ancestrale e venature siderali conferite dal trasversale permeare di scie sintetiche, che costantemente si muove tra rocciosi crescendo e atmosferiche stasi. È un procedere mutevole con i piedi pesantemente sprofondati  nel suolo e gli occhi costantemente rivolti in alto ad osservare l’insondabile mistero di costellazioni irraggiungibili.

Giunti in fondo a questa ribollente scia, l’ipnotica apnea si scioglie restituendo i presenti ad una realtà improvvisamente immobile. Un’ultima improvvisata coda riconduce tutti per un breve lasso nell’avvolgente universo pulsante che infine si scioglie lasciando tutti in balia di un assordante silenzio.

 

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amuleto “acre”

[eilean]

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Correnti risonanti che muovendosi su autonome traiettorie si intersecano generando nuclei narrativi obliqui e spiazzanti. Nuovo punto sulla mappa eilean, la terza opera del duo formato da Francesco Dillon e Riccardo Dillon Wanke costruisce un articolato percorso privo di punti di riferimento attraverso ambientazioni convulse e ribollenti che con la loro indefinitezza richiamano palesemente  i riferimenti letterari a cui si ispirano.

Lasciandosi guidare da vibranti tracce ambientali raccolte tra Bolivia, Messico e India, i due musicisti plasmano una serie di convulsi tracciati elettroacustici, spesso dominati da accostamenti dissonanti, capaci di produrre un costante disorientamento e un senso di incombente alienazione. Pur emergendo sempre i tratti di una realtà riconoscibile, l’atmosfera è indissolubilmente incline ad una sensorialità allucinata che fluisce sotto forma di frequenze stridenti dall’andamento solo a tratti più regolare, ma generalmente modulate secondo tracciati scabrosi che ascendono fino a divenire convulsi vortici ossessivi.

Un escursione tutt’altro che agevole lungo territori accidentati capace di aprire magnetici varchi verso un’inafferrabile dimensione priva di margini netti ed identificabili.

daimon “dust”

[st.an.da.]

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Una vibrante cortina che aleggia sinuosa mutando forma sotto l’influsso di un soffio invisibile. Sono spessi ed impenetrabili flussi che scorrono implacabili come lava incandescente a costruire il secondo atto condiviso che riunisce Simon Balestrazzi, Nicola Quiriconi e Paolo Monti sotto la firma Daimon, una nuova tappa che partendo dalle ottime premesse del debutto si orienta verso un ampliamento delle atmosfere esplorate e una modulazione dei singoli tracciati ancor più complessa e accurata.

Dense nebbie sintetiche dilagano incorporando  graffianti  trame chitarristiche inclini alla distorsione e granulose frequenze in moto perenne plasmando dilatate stratificazioni avvolgenti, a tratti scandite da profonde pulsazioni o permeate da echi ambientali che riverberano come frammenti di un passato recente che riaffiora. È una polvere che si muove fluida, sospesa nell’aria senza mai trovare definitivo appoggio, un velo ruvido occasionalmente sospinto verso convulsi vortici ascensionali che nel finale si tramuta in spessa coltre di impenetrabile inquietudine.

Un’immersione totalizzante in una roboante scia di visioni in disgregazione.

 

 

The Place Beyond the Pines #20

a cura di sonofmarketing

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Amuleto. Amuleto è il progetto che coinvolge il violoncellista Francesco Dillon e il multistrumentista Riccardo Dillon Wanke (chitarra, tasiere, elettronica, synths, harmonium). “Acre” è il nuovo album uscito per Eilean Records. Vi proponiamo “Una Aventura Nocturna”.

 

Hilary Woods. La cantautrice e musicista irlandese Hilary Woods, meglio nota per il suo lavoro con i JJ72, ha annunciato il suo primo album solista. “Colt” uscirà l’otto giugno per Sacred Bones. “Inhaler” è il primo singolo estratto.

 

 

Olafur Arnalds. Il ritorno di uno fra i piu grande musicisti viventi. Olafur Arnalds ha pubblicato un nuovo brano intitolato “Re:member”. Ecco il video diretto da Thora Hilmarsdottir.

 

 

Leya. Leya è un nuovo progetto molto interessante che comprende il violinista Adam Markiewicz (The Dreebs e PC Worship) e l’arpista Marilu Donovan (GABI, Eartheater). “The Fool” è l’album di debutto che uscirà a maggio per NNA Tapes. “Sister” è l’ipnotico primo estratto. 

 

 

Earheater. Un altro grande ritorno è quello dell’artista eclettica newyorkese AlexandraDrewchin. Ha annunciato un nuovo album per PAN e ha condiviso il video per un brano del precedente album. “Claustra” mette in evidenza la destrutturazione e il movimento del suono in connessione con le armonie vocali. 

 

 

Kaada. A due anni dalla collaborazione con Mike Patton, il compositore e musicista norvegese Erik Kaada aka Kaada ha annunciato l’uscita di un nuovo album. “Closing Statements” uscirà ufficialmente il 25 Maggio. “Home In The Dark” è il primo singolo estratto.

 

 

Sankt Otten. Denovali Records ha annunciato il ritorno del duo tedesco Sankt Otten. “Zwischen Demut und Disco” uscirà ufficialmente il 25 maggio. “Einmal große Ernüchterung bitte” è il primo singolo estratto.

 

 

Happy Axe. Happy Axe è il progetto della cantautrice e polistrumentista australiana Emma Kelly. “Dream Punching” è il suo album di debutto che uscirà ufficialmente a maggio.Vi proponiamo “Seven Sounds” che mette in voce il so talento vocale, le linee dreamy e la manipolazione dei ritmi.

 

 

Perera Elsewhere. Un altro ritorno e un’altra grande voce femminile. Perera Elsewhere ha annunciato un nuovo EP. Uscirà il 4 maggio via Friends of Friends. “Drive” è il primo singolo estratto. 

 

 

Michael Vallera. Michael Vallera è un musicista e visual artist di Chicago. “On All Perfect Days” è il nuovo album che uscirà ufficialmente il 25 maggio. “Pale Watered Floor” è il primo brano estratto che mette in evidenza la tensione e l’oscurità della sua musica. 

 

 

Scott Matthew. Concludiamo con un altro grande ritorno. Scott Matthew ha annunciato un nuovo lavoro. “Ode To The Others” esce oggi per Glitterhouse Records. “End of Days” è il primo singolo estratto. 

 

ranter’s groove “musica per camaleonti”

[kaczynski editions]

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Una piccola cascata di crepitanti micro universi plasmati con tocco impressionistico. Sono costruzioni essenziali in bilico tra evanescente astrazione e concreta sensorialità a definire l’esplorazione sonora di ranter’s groove, placida deriva attraverso minute ambientazioni permeate da lisergico afflato.

Dalla combinazione di frammentarie trame chitarristiche e pulsanti fondali composti da stille rumorose e inserti ambientali prendono forma risonanti visioni che si sviluppano con tono unitario trovando sfumature cangianti che connotano in modo univoco ogni singolo tracciato, spesso arricchito dal contributo di inserti armonici affidati ad altri musicisti. Si passa così con coerente coesione da sprazzi di contemplativa quiete  enfatizzata dai flebili fraseggi del violoncello di Macarena Montesinos (“i bastardi”) a sulfuree immersioni in territori oscuri da cui emerge un sotterraneo recitato (“ade”), da cadenzati flussi densi di inquietudine (“technological slavery”) a nebbiose atmosfere pervase da granulose frequenze tra cui aleggia il suono della tromba di Paolo Bedini (“your sleep/my wild side”).

Un allucinato incedere notturno alla ricerca di indefiniti scorci a cui affidare l’immaginazione.

roberto galati “silence (as a din)”

[databloem]

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Immergersi in una solitudine destabilizzante per percepire le profonde risonanze della natura, cercando un equilibrio che riconduca ad una percezione consapevole del proprio stare al mondo. È un moto interiore costante e irresistibile a spingere Roberto Galati a confrontarsi con paesaggi che conservano evidenti tratti di ancestrale purezza alla ricerca di questa dimensione ormai irrimediabilmente respinta dalle logiche del convulso e compulsivo vivere contemporaneo. Una ricerca sensoriale che lo ha condotto nell’algido scenario islandese tramutandosi in sinestetico flusso sonoro modulato come unitaria narrazione in quattro parti.

Monumentali tracciati originati da vibranti bordoni chitarristici a cui si sommano misurati innesti di violino, tastiere e occasionali stille dell’arpa di Sara Masiero configurano ambiziose esplorazioni emozionali, che si sviluppano come mutevoli scie alternando graduali vortici ascendenti  di crepitanti andamenti  armonici a vaporose saturazioni in espansione, dalle quale a tratti emergono flebili ed evanescenti tracce vocali affidate a Stella Talami. Una struttura complessa ed altalenante che risulta maggiormente evidente nei due capitoli più lunghi, della durata superiore ai venti minuti, riflettendo in modo più incisivo l’estrema sfaccettatura della materia rappresentata, incline al tempo stesso ad abbagliare con la sua cristallina maestosità ed intimorire con il suo arcano ed insondabile mistero.

Reiterazioni e stratificazioni, progressioni verticali e dilatazioni orizzontali scandiscono un ambiente avulso dal rapido scorrere del tempo presente, territorio totalizzante nel quale inoltrarsi per trovare risposte a domande che non siamo più abituati a porci.

Un oceano di roboante silenzio.

 

luciano lamanna “sottrazione”

[boring machines]

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Materia essenziale plasmata per definire obliqui tracciati lanciati verso un futuro distopico e allucinato. È rivolgendo lo sguardo a parole ed immagini del passato che Luciano Lamanna costruisce la sua immaginifica proiezione di un oscuro mondo prossimo perfettamente congruo alle premesse del nostro presente.

Attraverso modulazioni cesellate utilizzando fonti sonore differentemente originate, Lamanna ci catapulta in una notturna sequenza di cupi ambienti declinati seguendo un registro conciso, pervaso da striscianti tessiture armoniche e ossessive pulsazioni combinate a formare nervose trame colme di indissolubile inquietudine. Percorsi diversamente individuati, spinti verso crepitanti strutture estremamente scarne (“Sottrazione”, “Sussurri”), costruiti sulla reiterazione di ossessive frequenze basse (“Calma Apparente”) o inclini ad un afflato cosmico lisergicamente risonante (“Mai Più Come Prima”), riuniti sotto una disincantata atmosfera straniante che parzialmente si dissolve in un contemplativo finale onirico (“Futuro Domani”).

Sfaccettata immersione futuristica.