miguel isaza “soliloquio”

a0730092884_10

Una esplorazione dai toni crepuscolari che conduce alla scoperta di angoli silenti della città. Il luogo è Medellin e a condurci è Miguel Isaza.

“Soliloquio”, pubblicato dalla giapponese White Paddy Mountain di Chihei Hatakeyama, suona come una peregrinazione intimista e notturna costruita a partire da riprese ambientali catturate in differenti luoghi della città, a cui si sommano suoni concreti derivati da oggetti trovati. Su questo fondale denso e dilatato emergono in filigrana tenui linee melodiche disegnate da una vecchia tastiera Yamaha. Ciò che ne deriva sono dilatati movimenti dall’atmosfera notturna e dall’incedere morbido, declinati secondo trame granulose ricche di screziature (“Aleph”, “Anātman”) oppure maggiormente  vaporose e rarefatte (“Arboleda”, “Evanescencia”), in ogni caso dense di sfumature e dettagli sonori che si svelano gradualmente ad ogni ulteriore ascolto.

È un lavoro di fine cesellatura quello che il compositore colombiano conduce per accostare ed incastrare tutti i pezzi che costituiscono questo soffuso dialogo tra suoni e possibili immagini di un luogo che emana attraverso di essi tutto il suo fascino.

paolo sanna “two improvisations for snare drum”

a1765273704_10

Esistono artisti per i quali la musica è sinonimo di sperimentazione continua, di esplorazione costante alla ricerca di nuove soluzioni e di nuovi linguaggi. Certamente possiamo annoverare tra questi Paolo Sanna, percussionista sardo di formazione jazzistica che segna una nuova tappa del suo personale percorso di ricerca attraverso i due capitoli che compongono  “two improvisations for snare drum”, pubblicato da BUNCH records.

Le due improvvisazioni hanno in comune come elemento centrale il rullante, che in entrambi i casi risulta quasi impossibile riconoscere per come Sanna riesce a utilizzarlo ampliandone lo spettro sonoro. In “snare drum and metal scraper” l’azione dei rastrelli metallici nella sua perentorietà e nella sovrapposizione tra i suoni dello strumento e quello dei mezzi utilizzati crea un riverbero ossessivo e squillante che rimanda all’incedere ipnotico dei ritmi ancestrali e a certe sonorità rurali della tradizione. Decisamente di struttura più complessa e dall’andamento più vario è “snare drum and rubber sticks”, che con i suoi ventisei minuti occupa gran parte del disco. Ai rastrelli si sostituiscono i battenti in gomma che colpendo e sfregando costruiscono una narrazione dinamica e cangiante in cui si alternano pause a momenti incalzanti, in un susseguirsi di azioni capaci di disegnare una storia tutta da immaginare.

Un lavoro che necessita di un ascolto attento  e privo di preconcetti , capace di regalare suggestioni inattese a chi saprà dargli il giusto spazio.

marco marzuoli “appunti”

a2737772747_10

Una spirale che si avvolge lenta in un moto ascendente che continua a riportare al punto di partenza. I venti minuti di “Appunti”, sintesi di cinque mesi di riflessioni personali, segnano il debutto solitario di Marco Marzuoli, metà del duo How To Cure Our Soul, pubblicato dalla colombiana éter.

A partire dalla rimodulazione del suono del basso, Marzuoli costruisce un’essenziale narrazione in cui ulteriori fonti sonore analogiche si innestano a dare sfumature e variazioni di luce ad un fluire di base all’insegna della morbida ripetizione, un mantra in graduale espansione che ci riporta alle meditabonde e avvolgenti tessiture del progetto condiviso con Alessandro Sergente.  Ma qui tutto si mantiene su un tono intimo e riflessivo che rifugge da dilatate aperture e rimane ancorato ad un nocciolo che permanentemente esercita il suo magnetismo sui suoni che si sviluppano al suo intorno.

Un esordio essenziale e di breve durata che lascia presagire futuri scenari da esplorare in modo più esteso.

elya “glaciers”

a1069929790_10

Un viaggio eterogeneo attraverso territori differenti dislocati in punti distanti dislocati sul globo. Suoni  e atmosfere riflettono alla perfezione l’origine variegata del nuovo lavoro di Elia Casu sotto lo pseudonimo ELYA, pubblicato dalla italiana La bèl netlabel, nato in seguito  ad un anno trascorso tra Sardegna, Perù e Istanbul.

Il talentuoso chitarrista e sperimentatore sardo costruisce attraverso i sei capitoli di “Glaciers” un’ideale peregrinazione tra atmosfere e umori differenti declinati attraverso coordinate elettrofolk, predominanti  nella prima metà del lavoro, e tessiture ambientali maggiormente rarefatte nella sua parte conclusiva. Tracce più evidenti della formazione jazz di Casu permangono soltanto nelle morbide melodie dell’iniziale “Chinese calendar”, cadenzate da pulsazioni ritmiche marcate che caratterizzano anche i due brani successivi, “Istasi” e “Glaciers”, due piccole gemme di folktronica dall’incedere leggere e vagamente ludico.

Da qui in poi il tono varia con decisione spostandosi verso modulazioni dilatate e meditative che in “Cordillera blanca” si sviluppano su un fondale più oscuro fatto di un suono persistente e distorto che accoglie granulose e rade schegge di chitarra, mentre in “Pastoruri” diventano modulazioni eteree e sognanti. “Changing immobility” chiude il viaggio con il suo riverberante e irrisolto senso di attesa, ideale spiraglio da cui pianificare nuove partenze.

melodium “luminol”

Sans titre 5

Una raccolta di scarne narrazioni dal sapore semplice estrapolate da un quotidiano che da banale assurge a misterioso e straniante. Continua ad espandersi l’universo musicale di Laurent Girard aka Melodium, che con il suo nuovo lavoro pubblicato da Audiobulb Records,  aggiunge un’ulteriore step  al suo percorso di ricerca e sperimentazione che contraddistingue la parte più recente della sua attività artistica.

Le undici tracce di “Luminol” sono essenziali frammenti costruiti attorno a suoni, rumori catturati da trasmissioni tv e radio e field recordings raccolti dal musicista francese e convertiti in obliqui bozzetti a tratti scheletrici e scanditi da interazioni ritmiche marcate (“sn1”, “sn2”, “sn3”), altre volte caratterizzate da minimali accenni melodici (“int2”, “int3”) che in alcuni casi raggiungono una maggiore compiutezza che riporta ai tratti spiccatamente ambientali della sua produzione (“int1”, “int4”, “int5”).

Un universo certamente capace di incuriosire, nel quale immergersi e lasciarsi condurre verso verso un ordinario non previsto.

meanwhile.in.texas “take black pills”

a2702300858_10

Un mare denso e plumbeo che trascina al suo centro avvolgendoti  in un universo in cui non esiste spazio per altre presenze. Hanno un effetto totalizzante i vortici sonori creati da Angelo Guido sotto lo pseudonimo meanwhile.in.texas , progetto che dopo “Fernweh”  in collaborazione con Skag Arcade giunge alla sua seconda pubblicazione in questo 2016, stavolta in veste solitaria per la Triple Moon Records.

È una lenta deriva quella scandita da “Take black pills”, divisa in quattro movimenti  che hanno come comune denominatore il fondale dronico caldo ed oscuro dal quale irradiano le differenti sensazioni dettate dai suoni che vi si innestano. La title track ci immerge in un quieto isolamento in cui il tempo sembra dilatarsi all’infinito, una stasi a cui arrendersi senza opporre resistenza. In “Diamonds are my friends” flebili accenni melodici emergono lievi brillando come lame di luce, mentre tutto diventa più oscuro in “Kaleidoscope slow fuzz”, scandita da trame acustiche dal tono grave che si muovono costanti su un incedere ipnotico ed ossessivo. La chiusura di “Another earth” ci conduce in un territorio granuloso e ruvido in cui l’iniziale calore si è gradualmente dissipato lasciandoci soli a confronto con un mondo inospitale e refrattario in cui la meditabonda quiete è divenuta apocalittico vuoto.

florian von ameln “rvvr”

cover

Una fiaba misteriosa a tratti vagamente oscura, descritta attraverso un ampio ventaglio di suoni provenienti da fonti diverse è quella narrata da Florian Von Ameln nel suo quinto disco, punto 19 sulla mappa eilean rec.

La breve e granulosa “Komplement” ci introduce con immediatezza nel mondo incantato e obliquo costruito dall’artista tedesco attraverso le nove tracce del disco. Un universo fatto di fondali dall’andamento circolare su cui si innestano malinconiche e flebili melodie (“My mood in december”) o screziature luminose e frastagliate (“Belief propagation”), ma anche di sonorità dal sapore arcaico che trasportano verso uno sconosciuto passato (“The last before settlement”). L’incedere ossessivo informa anche il ruvido incipit di “Indisintegration” per poi sciogliersi in una dilata dimensione magica e sognante che si riversa nella quieta deriva nostalgica e vagamente romantica di “About Liz”, che si chiude con un finale convulso che ritorna in “In closing season”, conducendo al dolente finale di “A disingenuous comparison”.

Scorre lento e perentorio “rvvr”, denotando una consequenzialità tra le parti che lo compongono tipica di un racconto concepito unitario e non modificabile. Un piccolo libro nel quale immergersi e vagare con leggerezza.