aby vulliamy “spin cycle”

[karaoke kalk]

Karaoke Kalk 108 promo front

L’amore al tempo stesso più puro e complesso, quello che scaturisce dall’aver generato una nuova vita a cui si rimarrà indissolubilmente legati. Un amore che diviene rivoluzione personale segnando il passaggio dall’essere figlia al divenire madre. È questo ad ispirare il disco di debutto di Aby Vulliamy, il turbine di emozioni connesse ad una tappa fondamentale della vita, punto di svolta che in questo caso coincide con una ripartenza artistica visto che, dopo essere stata musicista coinvolta in numerosi progetti, la polistrumentista inglese si trasforma in autrice trovando nelle parole un ulteriore elemento di novità.

Ed è proprio la sua voce, spogliata di qualsivoglia impalcatura strumentale, a sancire l’inizio di questo nuovo percorso introducendo con una sorta di mantra un intinerario intimistico tra le infinite sfumature di ribollenti sentimenti che esigono di essere comunicati. Le strutture sonore che accompagnano i racconti della Vulliamy  palesano una formazione eterogenea consolidandosi in eleganti trame corali che fluiscono leggere lasciando scivolare il canto vellutato (“Forever and ever endeavour (devour)”, “This precious time”) o convergono verso toni più malinconici e dolenti (“Inside out”, “Rock me tender”), trovando occasionalmente soluzione in armonie sghembe (“Good enough”) e più convulse (“Fly-away-home”).

È un tracciato che scorre rapido, cadenzato da brevi frammenti affidati all’enfatico suono della viola (“Rising damp”, “Just a minute, not even”) a tratti combinati a vocalizzi che ne accentuano l’aura drammatica (“Oops Delores”, “Viola interlude”), che si chiude su un carezzevole commiato ancora affidato alle parole.

Un ottimo inizio.

Annunci

bruno sanfilippo “inTRO remastered & expanded”

[ad21]

cover

Immergersi nella labirintica trama della mente persa  tra gli inafferrabili territori dell’universo onirico e restituirne attraverso il suono i profondi riverberi sensoriali. Nasce dalla volontà di conferire compiutezza attraverso un attento lavoro di revisione la nuova pubblicazione di Bruno Sanfilippo, versione rivista e parzialmente ampliata di “inTRO”, disco risalente al 2006.

Avvalendosi della preziosa collaborazione di Ian Hawgood che ne ha curato la riedizione e aggiungendo in coda all’originale sequenza dei brani due capitoli allora rimasti esclusi, il musicista argentino d’istanza a Barcellona dona nuova linfa a questa sua affascinante esplorazione plasmata assecondando la componente più immaginifica ed atmosferica della sua produzione. È difatti soprattutto sintetica la materia che compone le risonanti proiezioni, trama fluida che rispecchia l’evanescenza del paesaggio indagato e che costantemente si lascia ibridare da tracciati armonici e inserti ambientali.

È un tracciato cangiante, che di volta in volta insegue un’immagine precisa passando dal pulsante viaggiare verso il misterioso oriente di “inTROworld” all’oscura elucubrazione di frequenze espanse di “inTROmental” e di tessiture granulose di “inTRovoices”, dalla placida visionarietà di “inTROpiano” e “inTROpassion” che lascia riemergere lo strumento di elezione di Sanfilippo all’eterea fragilità dei riverberi  al tempo stesso cupi e solenni di “inTRosacro” e della cristallina ricchezza di “inTROvisions”. Un percorso a cui si aggiungono con totale coerenza i due nuovi tasselli recuperati, che chiudono una peregrinazione cinematica profondamente suggestiva.

The Place Beyond the Pines #25

a cura di sonofmarketing

13128996_10209474915455448_2112345325_o

 

Bruno Bavota. A due anni da “Out of the Blue”, il compositore e pianista Bruno Bavota ha annunciato la firma con la celebre Temporary Residence Ltd e un nuovo album. “RE_CORDIS” uscirà nel 2019. “The Night Of” è il primo singolo estratto.

 

 

 

System. Il terzetto danese System (Anders Remmer, Jesper Skaaning e Thomas Knak) ha annunciato un nuovo album a otto anni di distanza dall’ultimo lavoro. “Plus” uscirà il 2 Novembre per Morr Music e vanta la collaborazione di Nils Frahm. Questa è “Still”.

 

 

 

Lubomyr Melynk. Il maestro è tornato. Il virtuoso compositore e pianista ucraino Lubomyr Melynk ha annunciato l’uscita di un nuovo album. “Fallen Trees” uscirà il 7 dicembre per Erased Tapes. “Son of Parasol” è il primo brano disponibile che mette in evidenza il suo stile unico.

 

Mono. La band giapponese compie venti anni di attività e festeggia con l’annuncio di un tour mondiale e il decimo album in studio. “Nowhere Now Here” uscirà ufficialmente a gennaio del 2019. Questo è il cortometraggio realizzato per il primo singolo estratto “After You Comes The Flood”.

 

Inude. Inude è un trio italiano che ha realizzato uno dei debutti più interessanti del 2016. Hanno pubblicato un nuovo brano intitolato “Balloon”, brano che mette in evidenza la vocalità sottile e dalle note soul e la delicatezza del flusso sonoro.

 

 

 

Mary Lattimore & Meg Baird.Ghost Forests” è il risultato della collaborazione fra l’arpista americana Mary Lattimore e Meg Baird dei mitici Espers. L’album uscirà il 9 Novembre per Three Lobed Recordings. “Damaged Sunset” è il nuovo singolo estratto.

 

Mary Jane Leach. L’etichetta mancuniana Modern Loves ha annunciato un nuovo album di Mary Jane Leach. Si intitola (f)lute song e raccoglie 4 composizioni della compositrice newyorkese composte per flauto nel corso degli anni. Questa è “Downland’s Tears”.

 

Ayia. Ayia è un terzetto islandese molto interessante che ha annunciato l’omonimo album di debutto che uscirà il 16 novembre per Bedroom Community. “Slow” è un nuovo singolo che mette in evidenza la vocalità etera che si scontra in modo impeccabile col suono oscuro e frammentato.

 

Lafawandah. Dopo le collaborazioni con Ah! Kosmos! E Midori Takada, il talento di Los Angeles Lafawandah torna con un nuovo brano intitolato “Joseph”, scritto con Jamie Woon, Nick Weiss, Aaron David Ross e con la collaborazione di Patrick Belaga (violoncello). Ecco il video ufficiale.

 

 

 

Mansur Brown. Mansur Brown è un musicista londinse, noto anche per la collaborazione con Yussef Dayes. “Shiroi” è l’album di debutto uscito per Black Focus Records. Un album notevole che fonde ritmi jazz, vibrazioni r’n’b e un mood oscuro. Questa è la title-track.

 

Silent Servant. Un ritorno atteso quello di Juan Mendez aka Silent Servant. A sei anni dall’album di debutto, è stato annunciato il secondo full-length intitolato “Shadow of Death and Desire” che uscirà l’8 Dicembre per Hospital Productions. “Harm In Hand” è il primo singolo.

 

 

Badbadnotgood & Little Dragon. Concludiamo con una collaborazione di primo ordine fra gli svedesi Little Dragon e i talentuosi canadesi BadBadNotGood. Il brano si intitola “Tried”.

 

 

 

dramavinile “silfra”

[eilean]

cover

Riversarsi tra i margini frastagliati di profondità insondabili e trovare nell’oscurità una luce magica e seducente. È nella gelida purezza di un lembo acquatico ponte tra due continenti che trova ispirazione il nuovo itinerario sonoro firmato dramavinile, escursione risonante che promuove Vincenzo Nava ad autore di uno dei punti sulla sempre più estesa mappa costruita nel corso degli ultimi quattro anni dalla francese eilean records.

Facendo ricorso alla sua consolidata miscela elettroacustica che vede felicemente ibridarsi trame armoniche, frequenze granulose ed estratti ambientali, Nava restituisce attraverso i dieci capitoli del suo viaggio il senso di sospeso stupore e persistente mistero che promana da un luogo unico in cui si fondono incanto e timore. Con fluida quiete si susseguono dilatate visione contemplative dominate da morbidi riverberi chitarristici liberi di espandersi su un tappeto granuloso pervaso da misurate increspature elettriche, che a tratti lasciano il posto ad un sotterraneo ribollio di attutite particelle che danno corpo ad una tensione latente eppure avvertibile (“Silfra II”, “Silfra VII”).

È un universo ipogeo privo dell’inquietudine di ombre profonde, dominato da lievi danze di note su fondali materici (“Silfra IV”), flessuosi movimenti di cristalline modulazioni che si propagano in caldo ambiente amniotico (“Silfra V”) e avvolgenti pulsazioni dall’aura onirica (“Silfra VI”), che gradualmente conducono verso il definitivo riversarsi in un saturo mare di ruvide scie in espansione (“Silfra X”).

Un’affascinante ed evocativa esplorazione sensoriale di un immaginario talmente unico da apparire irreale.

murcof “lost in time”

[glacial movements]

a3110256273_10

Suono che scaturisce da immagini in movimento per divenire esso stesso visione, potente proiezione di un immaginario sempre più complesso e sfaccettato. Nata come commento dell’omonimo film sperimentale del canadese Patrick Bernatchez  risalente al 2014, l’immersiva trama risonante plasmata da Fernando Corona in “Lost in time”  trova adesso nuova e ampliata forma divenendo pubblicazione autonoma che ulteriormente sancisce un’attitudine all’ibridazione ed uno scostamento da quella dimensione marcatamente sintetica cifra stilistica della fase iniziale del suo percorso artistico sotto lo pseudonimo Murcof.

Assecondando il movimento ciclico basato sull’alternanza degli opposti che informa il flusso video di Bernatchez, il musicista messicano costruisce un monumentale scenario definito dall’incontro di ariose armonie dal tono solenne, che trovano il loro apice nell’interpretazione vocale delle Variazioni Goldberg di Bach ad opera de Les Petits Chanteurs du Mont-Royal, e oscure frequenze pervase di inquietudine in lenta e graduale espansione. Da questo costante oscillare si delinea un maestoso itinerario di lunghi piano sequenza che esplorano algidi scenari disegnati da fluttuazioni alla deriva intercettate e decostruite da ruvide increspature cariche di tensione.

È un incedere carico di greve epicità che giunge al termine soltanto per decretare un nuovo punto di avvio che dichiari in modo inequivocabile l’impossibile soluzione di continuità di un ciclo infinito che si reitera fuori da ogni connotazione spazio-temporale.

witxes “orients”

[consouling sounds]

cover

Persi in un’allucinata sequenza di disturbanti paesaggi , alla ricerca di un’essenza irrimediabilmente andata perduta. È tra i meandri del pensiero che tenta di districarsi tra gli infiniti pericoli di una distopia sempre più concreta e meno irreale che prende forma la terza narrazione sonica di Maxime Vavasseur sotto il marchio Witxes, nuovo lavoro che giunge a ben cinque anni dal precedente “  A Fabric of Beliefs” e che ha richiesto un lungo periodo di gestazione la cui complessità si riflette palesemente nella sua struttura.

“Orients” è un racconto dai toni dirompenti ma profondamente intimista, un itinerario introverso che non possiede un reale punto di origine e che non giunge ad un’effettiva conclusione. Ciò che le tese trame colme di graffianti frequenze e cupe persistenze disegnano è il dispiegarsi di un processo di consapevolezza che non ha nel suo completamento il suo fine, ponendosi piuttosto come riflessione su uno stato delle cose in perenne svolgimento. Assecondando questa spinta, il ruvido magma sonoro si dipana a tratti come flusso unitario che si riversa da una traccia all’altra senza reale soluzione di continuità per poi trovare improvvise cesure capaci di creare punti di ripristino da cui ripartire.

Accentuando la componente sintetica del suo universo sonoro, Vavasseur  plasma una inquieta deriva di sature modulazioni che si espandono creando oscure distese pervase da granulose increspature, a tratti orientate alla costruzione di roboanti spirali ascensionali (“Disruptions”) e che solo nel convulso finale trovano un più marcato apporto acustico determinato dalla presenza dei fiati affidati a Matthieu Metzger e Krystian Sarrau (“Clairvoyants”).

Un immersivo viaggio nel tortuoso labirinto di un animo in fermento.

giulio aldinucci “disappearing in a mirror”

[karlrecords]

KR055_Cover front

Un universo esteriore in disgregazione, privo di margini riconoscibili, a cui fa eco una mancanza di identità personale e di senso di appartenenza. Si arricchisce di un nuovo capitolo l’esplorazione della parte più oscura della nostra contemporaneità condotta da Giulio Aldinucci, indagine portata avanti attraverso alcune delle sue più recenti pubblicazione condivise ma messa a fuoco soprattutto nel precedente  lavoro solista “Borders and ruins”.

Ed è da quest’ultima tappa che il musicista senese riparte, rivolgendo adesso il suo sguardo non più sull’ambiente circostante ma concentrandolo su coloro che questo spazio lo vivono. Una consequenzialità concettuale rafforzata dalla scelta di percorrere questo nuovo itinerario utilizzando un lessico affine, che ancora una volta risulta imperniato sull’alternanza di ruvide frequenze irregolari ed evanescenti saturazioni colme di dolente solennità.

Ci si ritrova così a navigare  tra maree emozionali in bilico tra cupe scie di scabrose modulazioni ed eteree aperture pervase da tracce armoniche senza tempo (“Jammed Symbols”, “Aphasic Semiotics”), alienate derive di inquiete trame sintetiche (“Notturno Toscano”), disturbanti vortici ascensionali (“The Tree of Cryptography”) e aleggianti  tessiture di evanescenti persistenze finemente cesellate (“Mute Serenade”).

Un tracciato avvolgente che sa superare il limite di una stretta continuità sonora attraverso la sua marcata impronta emozionale.

Sacralità postmoderna.