2017, so far

a cura di music won’t save you

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Slowdive – Sugar For The Pill

Piano Magic – Attention To Life

Oddfellow’s Casino – Swallow The Day

Mount Eerie – Ravens

Raoul Vignal – Under The Same Sky

Diagrams – It’s Only Light

Emma Gatrill – Skin

JFDR – White Sun

Sara Forslund, Lárus Sigurðsson & David Åhlén – The City

Midwife – Name

Noveller – Trails And Trials

High Plains – Cinderland

Laura Luna & Jara Tarnovski “luna & tarnosvki “

[genot centre]

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Tra le pieghe di una notte plumbea e stagnante ad osservare movimenti flebili ed evanescenti privi di materica consistenza. Si muove lungo il sottile confine tra realtà e apparenza, senza alcuna soluzione di continuità, il lungo piano sequenza realizzato dalla messicana Laura Luna Castillo in collaborazione con il ceco Jara Tarnovski, noto per essere parte di numerosi progetti tra cui i Gurun Gurun.

Scorre liquido e privo di peso il flusso plasmato dalla coppia, muovendosi sinuoso e silente senza soste e senza picchi ascendenti. Sono morbide increspature quelle determinate dalle lievi variazioni armoniche che modulano una persistenza densa di onirico mistero determinando un’atmosfera avvolgente immersa da un’impalpabile foschia che mostra senza rivelare.

È un notturno immaginifico privo di definizione certa, un viaggio indecifrabile attraverso sensazioni vaporosamente cangianti.

 

william ryan fritch “the old believers (extended edition)” + “the sum of its parts”

[lost tribe sound]

 

 

Musica per immagini che vivendo di vita propria diviene essa stessa immagine. Non è certo una scoperta la forte propensione cinematica delle composizioni di William Ryan Fritch, caratteristica che spesso ha portato l’artista americano a scrivere commenti sonori per immagini in movimento. Due di queste colonne sonore “The old believers” e “The sum of its parts”, inizialmente pubblicate in versioni limitate destinate ai soli aderenti alla serie Leave Me, trovano adesso rinnovato ed esteso spazio in una nuova veste che prevede tra l’altro l’ampliamento del primo dei due con l’inserimento di otto nuove tracce.

Entrambi i lavori ribadiscono la capacità di Fritch di costruire racconti sonori vividi e dinamici, capaci di plasmare personaggi e paesaggi attraverso una suggestiva combinazione di misurate tessiture elettroniche e partiture acustiche dal respiro sempre più corale. Si struttura attraverso tale sintesi una efficace alternanza di scorci evocativi e vortici di ascendente pathos che hanno nel brillante contributo degli archi uno dei maggiori punti di forza.

Non semplici accompagnamenti per sequenze di immagini quindi, ma lavori fortemente visuali che riescono autonomamente a sprigionare una dimensiona narrativa avvincente confluente in tutta la vasta produzione del talentuoso musicista.

 

taylor deupree & marcus fischer “lowlands”

[IIKKI]

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Un’apparenza immobile sotto la cui superficie si cela una vitalità inesauribile fatta di piccole tensioni e quieti flussi. È un paesaggio tutto da indagare e da raccontare nel suo vasto portato immaginifico quello artico, scenario che ha ispirato Ester Vonplon conducendola alla realizzazione di una trilogia fotografica che rappresenta il punto di partenza da cui prende le mosse la terza pubblicazione firmata IIKKI.

A sonorizzare l’esplorazione visiva dell’artista svizzera troviamo Taylor Deupree e Marcus Fischer, che attraverso il loro attento lavoro di cesellatura elettroacustica plasmano una traduzione musicale capace di riportare e amplificare la dimensione epico-onirica delle immagini del libro, non a caso suddivise in sequenze riferite alle singole tracce.

L’affascinante percorso che scaturisce da questa duplice navigazione conduce attraverso scorci di cristallina bellezza fatta di quiete trame sognanti che fanno da eco alla scultorea brillantezza del ghiaccio (“Lowlands”), momenti di crepitante matericità (“On branches”, “Snow slowed”) e moti fluidi in cui le stille melodiche danzano luminose attraverso fondali evanescenti (“Rides”, “Cascades”). A tratti lo sguardo si pone a distanza maggiore cogliendo la stasi apparente di vedute d’insieme fatte di linee acustiche più strutturate ma sempre intrise di un incedere sghembo (“Migrations”, “Sometimes”).

Una combinazione audio-visiva di pregevole fattura che si diluisce lentamente nei tratti di grave solennità di “Rivers” , eco perfetta di quel mare inquieto sovrastato da oscure nubi posto a conclusione di questa deriva intrisa di magico stupore .

 

 

toàn “histós lusis”

[eilean]

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Una sottile vena malinconica che attraversa paesaggi vividamente sensoriali in cui luci e ombre danzano costantemente. Il punto 34 sulla mappa in lenta costruzione della eilean segna l’inizio di un nuovo corso per Anthony Elfort, artista francese sin qui dedito ad altre forme sonore sotto la sigla Qiwu Selftet e adesso proiettato verso la definizione di ambienti emozionali risonanti.

Utilizzando tessiture acustiche, field recordings ed estratti di vecchi nastri e vinili Elfort plasma un’affascinante sequenza di scorci che pur contraddistinti da una consistenza fortemente materica sviluppano atmosfere fluide e a tratti rarefatte. Continua è la presenza di una lieve increspatura, una ruvidezza di fondo che intacca delicatamente le sequenze strumentali dominate da espanse tessiture di piano ed elegiache striature di archi, combinate in oniriche fughe (“Inland”, “Plume”) e cinematici flussi (“Post tenebras”, “Unsolved”) che sembrano giungere da un luogo remoto della memoria.

Offre un’efficace varietà di sfumature e toni questo inconsueto debutto in bilico tra sonorità derivanti da mondi musicali eterogenei eppure compatibili.

AND THEY STILL GAZE AT THEIR SHOES

a cura di L’attimo fuggente

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  1. The Kids Are Back In Town

1a. Slowdive – Falling Ashes

1b. Ride – Lannoy Point

1c. Secret Shine – Thing I Said

1d. Tears Run Rings – Green Lakes

 

  1. The Pupil Has Become The Master

2a. Soft – Eternal Kiss And First Flowers

2b. Atariame – Sweet Taste Of Being Accepted

2c. Slowly – Swimming

2d. Nothing – Vertigo Flowers

  1. Unlikely Converts

3a. Jefre Cantu-Ledesma – Tenderness

3b. Mogwai – Party In The Dark

3c. Midwife – Name

3d. Cigarettes After Sex – Sunsetz

dale cooper quartet and the dictaphones “astrild astrild”

[denovali]

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Una notte perenne invasa da fumi densi che si avvolgono in plumbee spirali. Non c’è spazio per la luce nelle lunghe derive plasmate dal Dale Cooper Quartet, se non per brevi e sparuti tratti in cui nell’impenetrabile foschia si aprono calde brecce che lasciano emergere morbide voci e sinuosi frammenti melodici incapaci comunque di arrestare totalmente l’incedere di un torrente misterioso ed inquieto.

È  un ritorno all’insegna della continuità quello sancito dal quarto disco del trio bretone di lynchiana ispirazione, sempre coadiuvato da un seguito di sodali raccolti sotto la sigla Dictaphones, un lavoro che dopo quattro anni riparte dalle atmosfere del monumentale “Quatorze Pieces de Menace” proponendo alcuni ulteriori sviluppi in un lessico ormai consolidato.

L’abituale ed indefinibile miscela di improvvisazione, venature jazz  e oscuri e persistenti bordoni trova sempre più prezioso apporto in una componente acustica fatta degli echi profondi  e spettrali del sassofono, di abrasive distorsioni chitarristiche e di una presenza vocale sempre più estesa, il tutto intrecciato a comporre un flusso ipnotico che procede avulso da qualsiasi ansia temporale. È un tracciato narrativo che si espande inarrestabile avvolgendo e travolgendo con i suoi fumi lisergici e la sua matericità ineluttabile, che qui trova la massima espressione nei diciotto minuti di “Son mansarde roselin” divisi tra bassi sotterranei, echi orientali, incalzanti ascese deflagranti  che si alternano a riverberi stagnanti.

Definisce una nuova convincente tappa di un percorso artistico in lenta evoluzione “Astrild Astrild”, proponendo un magma sonico in costante mutazione  a cui risulta impossibile sottrarsi malgrado il suo tono torbidamente minaccioso.

Imperdibile.