Nicola Di Croce – Affects and aesthetic speculations

[Nub Project Space “Licheni – on line platform and virtual research laboratory for sound and art”]

L’atmosfera di un luogo, la sua dimensione affettiva indagata attraverso l’esplorazione sonora dell’ambiente. È questo uno dei punti fermi dell’itinerario musicale e accademico di Nicola Di Croce, architetto e sound artist di base a Venezia il cui percorso è incentrato sull’analisi delle dinamiche sociali e politiche che segnano le mutazione del territorio. Un ponte ideale quindi tra due pratiche che rivelano numerosi punti di contatto stabilendo una reciprocità fertile attraverso cui giungere a nuovi spunti progettuali. Da tale sinergia multidisciplinare sono nati negli anni diverse installazioni, libri, pubblicazioni scientifiche e discografiche.

Il ricorso ad un ascolto ponderato quale strumento di ricerca atto a cogliere l’attrattività di uno spazio e le relazioni che l’uomo instaura con esso è stato oggetto di una lunga indagine condotta da Di Croce a Palermo tra il 2014 (residenza artistica presso Dimora OZ) e il 2018 (partecipazione a Manifesta 12).  Slegandosi da un preciso contesto questa linea di ricerca viene riproposta all’interno dello spazio reso disponibile da Nub, evolvendosi in una formula propositiva e partecipativa favorita dall’interazione virtuale. In esso vengono proposti una serie di elementi pensati come tasselli da utilizzare per poter configurare un personale oggetto multimediale creato dagli utenti in base a libere associazioni.

Annotazioni, cataloghi sonori estrapolati da geografie diverse e immagini del paesaggio diventano strumenti con cui definire specifiche identità e disegnare un ambiente immaginario, una sequenza sensoriale che è infine possibile “catturare” e spedire in un archivio. Tutto ciò dimostra come un approccio legato ai sensi meno valutati in ambito di analisi e pianificazione territoriale possa condurre alla definizione di prospettive inedite ed assumere connotazioni estetiche sempre nuove, ribadendo quanto ogni traccia del paesaggio sia una componente viva, suscettibile a variare costantemente.  

In definitiva ciò che Di Croce ci offre è un abaco da poter ampliare senza limite, un campionario di suggestioni di cui appropriarsi per divenire protagonisti di una trasformazione e non rimanere dei semplici spettatori.

https://licheni.nubprojectspace.com/nicola-di-croce/

Ian Nyquist “Endless, Shapeless”

[laaps]

Priva di margini e senza una forma cristallizzata. È riassunta perfettamente nel titolo e nella sua indefinita immagine di copertina l’essenza della pratica sonora di Ian Nyquist . A due anni da “Cuan” pubblicato dalla estinta eilean, il musicista irlandese torna con un nuovo disco ancora una volta curato da Mathias Van Eecloo, riproponendo la formula dell’esordio in una versione parzialmente ampliata.

In “Endless, Shapeless” il paesaggismo prodotto dall’intersezione di rarefatte frequenze permeate da grana di consistenza variabile e trame armoniche nostalgiche vira verso un grado di ibridazione maggiore. Dalle traiettorie plasmate emerge un sapore neoclassico più accentuato, denunciato da una forma compositiva più strutturata che offre uno spazio più ampio alle risonanze del pianoforte e ai moti elegiaci degli archi.

Da tale riveduta costruzione scaturisce la definizione di un percorso atmosferico cromaticamente florido, un approccio che consente a Nyquist di trovare linfa ulteriore con cui rendere le sue visioni cinematiche più vivide ed emozionalmente coinvolgenti.

Aries Mond “Gaps And Shortcuts”

Estrapolare frammenti dal loro contest originario, combinarli privandoli di qualsivoglia sequenza logica per ritrovarsi di fronte ad una narrazione indecifrabile eppure plausibile. Abbandonata in parte la vena ambient che definiva il fragile paesaggismo sonoro delle sue prime uscite, Boris Billier imprime un parziale cambio di rotta al suo progetto Aries Mond: minor spazio alla ricerca melodica a favore di un massiccio ricorso alla tecnica del cut-up sonoro.

Come le creature effimere inventate dalla fotografa Claire Droppert (una delle quali campeggia in copertina), le tessiture risonanti del musicista francese costruiscono un immaginario surreale creato a partire da componenti elementari. Al posto della sabbia e del vento troviamo field recordings e campionamenti, frammenti vocali e versi animali che si incastrano con trame acustiche prodotte da strumenti che l’autore afferma di non saper suonare.

Il risultato è un itinerario obliquo, un insieme di racconti atti a dare vita ad un automatismo musicale stimolante capace di definire un mondo apparentemente semplice in cui tutto è possibile.

Structure “XX”

(Riff)

L’ibridazione di linguaggi differenti rappresenta sempre una strategia stimolante, in particolar modo quando a confrontarsi troviamo universi sonori per molti versi antitetici. Elettronica e cantautorato sono di certo generi distanti, ma non per questo inconciliabili come hanno dimostrato differenti tentativi di fusione da cui sono scaturite esperienze raccolte sotto catalogazioni quali elettropop  o indietronica. Un nuovo approccio alla combinazione di questi elementi è il punto di partenza del secondo disco di Stefano Giovannardi sotto l’alias Structure.

Presente in ambito musicale fin dagli anni ottanta e noto per diverse collaborazioni con autori quali Cesare Malfatti (La Crus) e Luca Lezziero, l’artista milanese decide di avvalersi del prezioso apporto di dieci differenti cantautrici per disegnare questo suo itinerario trasversale. Ad esse non viene semplicemente demandato il compito di dare in prestito la voce, ma è richiesto un pieno contributo per conferire completezza e aggiungere ulteriori sfumature alle trame sintetiche proposte.

Da tale sinergia prende forma un viaggio multiforme in cui si incastrano in modo convincente interpretazione e struttura sonora, entrambe spinte ad una reciproca compenetrazione attraverso cui espandere il peculiare portato espressivo. Le complesse modulazioni di Giovanardi scandite da ritmiche incostanti fungono così da fecondo substrato dal quale emergono architetture cangianti la cui espressione più convincente si manifesta negli episodi che accendono veri e propri cortocircuiti tra forma canzone ed astrazione sonora (“Phosphorus” con Verdiana Raw,  “NPV” con Francesca Palamidessi).

Il risultato è un’esplorazione ammaliante, sapientemente stimolata dal video lisergico girato da Elide Blind per accompagnare il suggestivo singolo interpretato da Francesca Bono (“White Peacock”), in cui parole e suono elettronico si fondono in un’unità eclettica profondamente evocativa.

Moss Covered Technology “Seafields”

[Dronarivm]

È un legame profondo ed inesauribile a legare Greg Baird al mare, una connessione costruita negli anni attraverso una frequentazione assidua. E dall’ennesimo ritorno a questo territorio familiare e rigenerante trae linfa il nuovo tracciato sonoro plasmato sotto l’alias Moss Covered Technology.

“Seafields” è soprattutto un omaggio, un insieme di suggestioni nutrite da questa vicinanza, disegnate ricorrendo a tessiture sintetiche intricate fatte di morbide sovrapposizioni. Una costruzione del suono attenta, che grazie alla sensibilità di Baird risuona scorrevole ed essenziale. Modulazioni diluite e linee melodiche luminose si combinando a formare tappeti armonici dal sentore onirico, punteggiate da gentili stille risonanti e interferenze elettriche. Le visioni risultanti si sviluppano come diafani piano sequenza ambientali, intersezione fluida di dronescape e glitch, che mirano ad una ricostruzione sensoriale del paesaggio marino.

Un’immersione quieta in atmosfere contemplative dove il suono si tramuta in brezza benefica.

Elisa Luu “Luu’s Strange Visions”

[La bèl]

Si rivela sempre più vasta la produzione musicale innescata dal confinamento forzato determinato dalla persistente ondata pandemica. In questo ultimo anno il suono è stato, e continua ad essere, una delle maggiori valvole di sfogo attraverso cui incanalare pensieri e sensazioni scaturenti da questo atipico momento storico. Il nuovo lavoro breve di Elisabetta Luciani, che riporta in luce dopo un lungo iato la denominazione Elisa Luu, rientra pienamente all’interno di questo flusso creativo.

I quattro itinerari che compongono l’album danno forma ad un immaginario sinuosamente onirico definito da sapienti sovrapposizioni di trame melodiche e modulazioni sintetiche. La particolare cura con cui le componenti in gioco vengono incastrate rappresentano il marchio di fabbrica del suono della musicista romana, formula intensamente atmosferica che abbiamo imparato a conoscere attraverso lavori suggestivi quali l’ottimo “Un giorno sospeso”.

Dal dialogo tra fraseggi di chitarra dal tono contemplativo, anche quando scanditi da uno sviluppo più dinamico, e texture elettroniche costellate di microsuoni, fremiti e naturalistici echi ambientali quello che emerge è un universo quieto, a tratti lievemente obliquo. Un tempo sospeso in cui immergersi nell’attesa che la vita riprenda a scorrere con pienezza.

Justina Jaruševičiūtė “Silhouettes”

[piano and coffee records]

La suggestione di un concerto emozionante, i risvegli improvvisi nel cuore della notte. Da questi due presupposti prende le mosse “Silhouettes”, disco d’esordio di Justina Jaruševičiūtė. Incantata dalla cristallina bellezza della musica di  Jóhann Jóhannsson eseguita dall’ensemble Echo Collective e tramutando l’insonnia in fattore propositivo per abbandonarsi alla composizione, la giovanissima autrice lituana di stanza a Berlino scrive dieci partiture per quartetto d’archi chiaramente e dichiaratamente ispirati al lavoro del compianto Maestro islandese.

Equamente ripartiti tra due diverse formazioni, entrambe tipicamente composte da due violini, viola e violoncello, i capitoli di questo valido debutto danno vita ad un vibrante notturno disegnato quale intenso flusso emozionale che si avvale di tutta la prepotente enfasi degli strumenti. Fin dall’iniziale “Wolf Hour” ciò che si manifesta è un itinerario sonoro cameristico permeato da malinconia e inquietudine, sensazioni spesso palesate ricorrendo a fraseggi espansi dall’eco struggente (“Breathe”, “Warum?”). A spezzare un andamento fin troppo  unitario, evitando il rischio di scivolare in una narrazione monocorde, appaiono traiettorie più dinamiche e vorticose (“Reminescence”, “Spells”), anticipazioni di un finale luminoso e vitale che ci conduce verso un nuovo giorno (“Sunrise”).

Al netto di alcuni limiti “Silhouettes” si segnala come un’opera prima interessante, promettente primo tassello di un’artista talentuosa da seguire con attenzione.

Observatories “Flowers Bloom, Butterflies Come”

[IIKKI]

Un delicato inno al risveglio primaverile, il tenue stupore di fronte allo spettacolo della natura che rinasce. Si presenta delicato e fragile il nuovo capitolo della collana audiovisiva curata da IIKKI, affidato alla sensibilità di due navigati cesellatori elettroacustici quali sono Ian Hawgood e Craig Tattersall e allo sguardo ammaliante della fotografa giapponese  Miho Kajioka.

Dal dialogo tra i tre artisti chiamati in causa, ideale ponte tra i vapori dell’algida Inghilterra e il silenzio contemplativo del Sol Levante,  scaturisce una quieta deriva fatta di melodie acustiche sussurrate, permeate da frequenze analogiche che conferiscono consistenza materica  ai paesaggi disegnati. Cinque lunghi piano sequenza dallo sviluppo sinuoso strutturano la parte aurale del lavoro dando origine ad un placido flusso ipnagogico, al tempo stesso itinerario autonomo pienamente compiuto e perfetto commento sonoro delle fotografie di Kajioka.

Una preziosa celebrazione delle bellezza racchiusa nel vivere quotidiano.

qqqØqqq “A Lustrum Before Revelations”

[Casetta/Toten Schwan Records/E’ Un Brutto Posto Dove Vivere/Contemplatio]

Ipnotico come un rituale mistico, oscuro come un notturno postmoderno. A quattro anni da “Burning Stones of Consciousness” e dopo uno split condiviso nel 2019 con Filiz Sert aka KAOSMOS, Tommaso Busatto e Carlo Mantione pubblicano un nuovo lavoro sulla lunga distanza firmato qqqØqqq. Registrato nel 2015 e rimasto fin qui inedito, “A Lustrum Before Revelations” si nutre di una fertile compresenza di fattori divergenti, quasi antitetici, fusi in un’unitaria formula che accoglie e travalica generi differenti.

Una graduale stratificazione di modulazioni scarne, il gusto per l’improvvisazione  e una propensione alla dilatazione di impronta post-rock sono le istanze alla base del suono del duo, elementi interpolati per definire espanse strutture in bilico tra ridondanza e continua mutazione. Da questo formula scaturiscono tre itinerari narrativi atmosferici, imperniati sul dialogo costante tra le fosche frequenze sintetiche di Busatto e i fraseggi  taglienti della chitarra di Mantione, a cui si aggiungono le linee percussive di Mirko Volpe (presente anche in cabina di regia) e, in due delle tracce, la vocalità diafana di La Piuma.

“R.I.H.T.M.A.“ con il suo incedere regolare scandito da una percussività tribale apre il viaggio con un mantra lisergico in lento e implacabile sviluppo. Decisamente più dinamica è incalzante risulta la title-track, sotto tutti i punti di vista episodio centrale del disco. Nell’arco dei suo quasi venti minuti quel che prende forma è un’ascesa emozionale proiettata verso un climax graffiante, che vede soprattutto Mantione lambire territori noise. Con “Hypotesis” si torna ad un ambient dalle venature ancestrali, qui ancor più esoterica e solenne.

Un tripartito flusso onirico ricco di suggestioni affascinanti.

Leandro Pisano – The Audible Manifesto of Rural Futurism

[Nub Project Space “Licheni – on line platform and virtual research laboratory for sound and art”]

La ridefinizione del paesaggio rurale operata attraverso l’ausilio di pratiche estetiche legate al suono è un punto nodale nel percorso di ricerca di Leandro Pisano. Curatore di diverse mostre di arte sonora e autore del libro “Nuove geografie del suono. Spazi e territori nell’epoca postdigitale”, Pisano ha partecipato a numerosi workshop e conferenze incentrati sui processi di rigenerazione territoriale e ha ideato e diretto molteplici progetti sull’argomento. Liminaria, inaugurato nel 2014, è uno di questi.

Tema di questo studio portato avanti per un quinquennio, è l’indagine socio-economica  del Fortore, comunità agricola campana divenuta sede di eventi culturali e iniziative rivolte alla rivalutazione di un’area ad oggi considerata marginale. A conclusione del percorso che ha visto convolti artisti internazionali attivi nel campo dell’arte sonora, vari esperti del settore socio-economici  e soprattutto gli stessi abitanti del luogo, Pisano insieme a Beatrice Ferrara ha redatto il Manifesto del Futurismo Rurale. Si tratta di un documento in dieci punti elaborato nel 2018, che sintetizza le riflessioni prodotte e le sinergie attivate durante l’esperienza.

Lo spazio-laboratorio affidato da Nub al ricercatore campano presenta al suo interno una rielaborazione del manifesto, tramutato in un percorso crossmediale che attraversa la regione rurale oggetto dell’indagine. Oltre alla riproposizione dei dieci punti del documento, riportati in italiano, inglese e giapponese, ciò che compone il viaggio è una sequenza di fotografie, una per punto, a cui è relegato il compito di dare consistenza visiva allo spaccato geografico di cui si discute e alle dinamiche attive al suo interno. Ad essere documentato non è soltanto  l’ambiente rurale, bensì tutte le componenti che intervengono a definire la complessità del territorio. Alle testimonianze delle attività agropastorali si alternano immagini del tessuto urbano e sociale, tracce della storia e presenze tecnologiche, quali le famigerate pale eoliche che hanno segnato il paesaggio in anni recenti. Ribadendo la stretta connessione con chi insiste sui luoghi, la volontà di creare reti di suono, arti e tecnoculture, Pisano propone inoltre per ogni punto una registrazione in cui si ascolta la voce di alcuni abitanti di Baselice e Montefalcone di Valfortore leggere gli estratti  del Manifesto.

Nella sua forma attuale l’itinerario si presenta già fruttuoso e compiuto, interessante espansione di un progetto lungo e approfondito, ma assecondando lo spirito dell’iniziativa promossa da Nub Project Space di certo presenterà nel prossimo futuro ulteriori aggiornamenti atti a dimostrare che il processo attivato è ancora vivo ed in essere, ben lontano dal potersi ritenere concluso.

https://licheni.nubprojectspace.com/leandro-pisano/