Dag Rosenqvist “Vråen Centrum”

[laaps]

Una possibile colonna sonora  per un film non ancora scritto. Si tinge di dense frequenze cinematiche la poliedrica e ormai quasi ventennale produzione di Dag Rosenqvist , cristallizzandosi in un nuovo lavoro concepito appunto quale ipotetico commento sonoro di un’inquieta trama futuristica.  

Malgrado i riferimenti citati in premessa rimandino a sonorizzazioni curate da Vangelis e Ben Frost, sono da rintracciare nell’ampio ventaglio della library music degli anni settanta i maggiori rimandi suggeriti dall’immaginario di Rosenqvist. Modulazioni sintetiche dal sapore cosmico, risonanze sinuose e reiterazioni ipnotiche plasmano un territorio sonico dalla forte valenza ambientale, spesso interpolato da luminose tessiture armoniche di tastiere e pianoforte a cui in “Tidens Flod” si sommano le trame del violoncello di Aaron Martin, suo sodale nel progetto From The Mouth of The Sun.

Il risultato è un viaggio interstellare che coniuga atmosferico mistero e fragile elegia, combinati in un itinerario a tratti prevedibile ed eccessivamente immediato, ma sempre pervaso da ammaliante fascino.

FLeUR “Caring About Something Utterly Useless”

[Bosco Rec]

Strisciante tensione e spessa malinconia racchiuse in un cerchio perfetto, esteso tra gli apici di una inquieta marea emozionale. A quattro anni di distanza da “The Space Between”, che ne sanciva l’esordio sulla lunga distanza, tornano i torinesi FLeUR  con un nuovo disco incentrato sull’ibridazione di trame acustiche, modulazioni elettroniche e destrutturate linee ritmiche.

Affidandosi ad un dialogo mutevole tra gli elementi in gioco, Enrico Dutto e Francesco Lurgo costruiscono un itinerario sonico oscuro e penetrante, scandito dal succedersi di sette paesaggi nutriti dalla fertile compenetrazione tra  partiture di chitarra e/o pianoforte ed atmosferiche frequenze sintetiche. L’evoluzione in crescendo, ottenuta attraverso un processo di graduale stratificazione, denota una spiccata attitudine post-rock a cui si affianca e sovrappone una matrice ambientale, preminente quando la componente elettronica sale di tono annegando nel suo granuloso e saturo espandersi le linee melodiche tracciate dagli strumenti.  Le strutture risultanti, che si avvalgono del prezioso apporto di Emilio Pozzolini (port-royal) in cabina di regia, ricercano costantemente la definizione di un’enfasi crescente, orientata verso un punto di deflagrazione intenso e trascinante, obbiettivo pienamente raggiunto nei passaggi migliori dell’album (“The Lowest Tide (For Matteo G.)”, “Unnatural Grace”, “For Pierre Brassau”).

Pur richiamando diversi e sfaccettati riferimenti, “Caring About Something Utterly Useless” ha il merito di disegnare un ambiente musicale peculiare, definito con cura, capace di catturare e avvolgere tra l’indomito moto di un suono trasversale e ammaliante.

Luciano Maggiore “pietra e oggetto”

[Kohlhaas]

Un sibilante microcosmo in tenue emersione da un fondale di contemplativo silenzio. Proseguendo la sua ricerca incentrata sulla percezione e la propagazione dei suoni, Luciano Maggiore costruisce nel suo ultimo lavoro un sussurrato quanto vitale racconto sonoro capace di coniugare risonanze ambientali e stille materiche ottenute ricorrendo ad una gestualità scarna e diretta.

Adoperando il suono come materia essenziale attentamente distillata e manipolata, il musicista palermitano di stanza a Londra scolpisce enigmatiche strutture concrete, permeate da un costante senso di indicibile ed arcaico mistero. Frammenti e riverberi si palesano in modo asciutto plasmando un pieno indefinito, che si stacca dal vuoto attraverso una procedura di misurata addizione di elementi primari. Ogni traccia così cesellata si propone quale canovaccio aurale da affidare all’immaginazione di chi ascolta, suggestione indeterminata (anche nella denominazione  volutamente anonima) attraverso cui attivare un processo conoscitivo interamente basato sulla forza immaginifica dell’ascolto attento e ponderato.

Devid Ciampalini “Sorgente”

[Canti Magnetici]

Un’alchemica esplorazione delle risonanze di un luogo, alla ricerca di indefinite connessioni a cui dare forma attraverso un processo creativo in bilico tra alea e composizione. È pervaso da un’aura mistica ed ancestrale l’esordio solista di Devid Ciampalini, affascinante itinerario sonoro costruito a partire da field recordings catturati nel paesaggio rurale della sua Garfagnana, tra le Alpi Apuane e l’Appennino Tosco-Emiliano.

Utilizzando le registrazioni ambientali quale materiale grezzo da destrutturare e ricomporre per creare improvvisati ed in parte accidentali flussi su nastro e ibridando il tutto con stille e frequenze generate da un armamentario vario ma limitato di apparecchiature analogiche, il musicista toscano sviluppa un percorso sensoriale vivido e ribollente dalla consistenza cangiante. Di quella fonte che dà il titolo al lavoro (intesa come punto da cui sgorga irrequieta l’acqua dei torrenti, ma anche quale origine di stralci della memoria) emergono, riconoscibili lungo i tracciati, semplici frammenti incastrati tra modulazioni irregolari di un viaggio cosmico che incrocia e fonde matericità ed astrazione.

Quella che così si delinea è una serenata per un satellite concreto, privo di traiettoria, capace di condurre alla scoperta di misteriose congiunzioni estrapolate da un microcosmo invisibile eppure profondamente vitale.

Music For Sleep “Music From A Sinking World”

[rohs! records]

Ipnotiche movenze in graduale dissolvimento per sonorizzare una lenta e placida fine del mondo. È una malinconia quieta  e avvolgente l’emozione imperante su cui si sviluppa il nuovo lavoro di Andrea Porcu sotto l’abituale alias Music For Sleep, onirica successione di sette itinerari atmosferici costruiti a partire da diafane sequenze su nastro registrate durante lo scorso anno.

Imperniate sul mesmerico sviluppo di flessuose frequenze circolari, le strutture ambientali scolpite disegnano vaporose trame in lento decadimento, sature modulazioni striate da sottile polvere che si muovono verso un orizzonte distante ed indefinito. Una calda luce si irradia da questi rarefatti flussi, la cui quasi impercettibile grana costituisce l’unico elemento materico. Inevitabile è il rimando alle spirali in maestosa decomposizione del capolavoro di Basinski, malgrado non ci si trovi qui di fronte ad un unico infinito tracciato, ma ad una raccolta di relativamente brevi traiettorie accomunate da un’identica aura solenne, quasi sacrale, a cui affidare il proprio sentire.

Jacob David “Mursejler”

[Moderna Records]

L’incanto di melodie senza tempo che lievi si espandono saturando l’ambiente di morbida, sinuosa malinconia. Dopo ben cinque anni, lasso di tempo lunghissimo considerando i ritmi dell’attuale produzione musicale, torna ad emergere dall’ombra l’elegante tocco di Jacob David, regalando un prezioso seguito ad “Omkuld”, emozionante raccolta di brevi frammenti pianistici che ne segnava l’esordio discografico.

Con immutata delicatezza e sempre affidandosi al suono del vecchio strumento, il compositore  danese confeziona una nuova traiettoria emozionale di prorompente immediatezza, cullante flusso di fragili trame melodiche in lieve ed aereo divenire. Alle sussurrate placide stille dello strumento d’elezione, ancora una volta caratterizzate dall’inclusione delle risonanze ambientali e dall’interposizione di feltro e lana tra le corde e i martelli, si sommano flebili frequenze elettroniche percepibili come diafana eco emergente in filigrana, capace di espandere in modo cauto e appena percepibile un lessico cristallino ed essenziale di gusto neoclassico.

Luminose danze di note, che cadono gentili come gocce di una pioggia primaverile, e trame armoniche, nostalgiche come una brezza autunnale, si alternano lungo l’abbondante mezz’ora del lavoro generando un intimistica fuga verso un orizzonte sognante  a cui affidare il pensiero liberandolo dagli affanni del vivere quotidiano. Non rimane che abbandonarsi al disarmante fascino della semplicità.

ATRX “Phase Two”

[nausea.]

Rumoroso. Acido. Straniante. Mantiene inalterate le caratteristiche emerse dal capitolo d’esordio la materia sonora scolpita da Marcello Groppi  per dare origine alla seconda pubblicazione del suo progetto solista ATRX, nuovo tracciato che propone ancora una volta Angelo Bignamini, cointestatario della sigla The Great Saunites, in cabina di regia.

Registrato in presa diretta, “Phase Two” si nutre di una frastagliata miscela di suoni ambientali, irregolari pulsazioni e frequenze ruvide. La prima metà di questo unico flusso diluito sui due lati del nastro, col suo incedere incoerente, assume la forma di una vorticosa drammaturgia in bilico tra esplorazioni concrete di memoria futurista, aspre progressioni ritmiche e crepitanti pause gravide di tensione. Il suono emerge come risonanza profonda e inizia a scorrere, si inceppa e singhiozza, riparte e ascende. La seconda parte vira verso litorali più atmosferici scanditi da un’obliqua melodia pianistica che si spegne lasciando spazio ad  un’allucinata distesa di dense modulazioni che si spengono improvvise senza definire un approdo.

Un itinerario accidentato tra rumore e musica, ostico eppure coinvolgente, che ha nella sua estrema brevità il suo punto debole e al tempo stesso l’elemento forte.

Gabriele Bombardini “Short Stories”

[Blooms Recordings]

Delicate istantanee  che scorrono lievi disegnando morbidi paesaggi emozionali sospesi nel tempo. È una raccolta di impressionistici frammenti disegnati quasi interamente con la pedal steel il quarto lavoro solista di Gabriele Bombardini, un’intimistica sequenza di elegie sonore che condensano sentimenti e sensazioni in brevi ed intensi frangenti.

Affidandosi alle suggestioni che lo strumento a corde scelto riesce a produrre, fonte principale solo in brevi frangenti ibridata da flebili striature sintetiche o interamente sostituita, il musicista ravennate costruisce una placida sequenza di vaporose trame in libero sviluppo, che nel loro insieme definiscono un universo sonoro sinuosamente onirico. Tremolanti sentori di un distante occidente americano e compassate escursioni bucoliche si alternano definendo un itinerario dall’atmosfera coesa, all’interno della quale non mancano attimi inclini ad un’introspezione più umbratile e malinconica.

Fluiscono gentili le tessiture distillate da Bombardini, avvolgenti  nuvole di suono capaci di cristallizzare fugacemente scampoli di contemplativa quiete a cui docilmente abbandonarsi.

Francisco López “untitled #346”

[Vernalis]

Il suono visto come strumento di analisi e mappatura attraverso cui indagare il territorio è di certo un tratto che accomuna gli specifici itinerari di Enrico Coniglio, Nicola Di Croce e Leandro Pisano, curatori del neonato progetto Vernalis pensato quale spazio per promuovere azioni volte ad esplorare la realtà nella sua forma fisica, sociale e politica affidandosi ad una consapevole pratica di ascolto.

Il primo passo di questa nuova realtà è la pubblicazione di un inedito tracciato risonante commissionato a Francisco López nel 2016 dalla Fondazione Juan March in occasione della mostra “Escuchar con los ojos. Arte sonoro en España, 1961-2016”. Si tratta di un unico flusso plasmato a partire da registrazioni effettuate in loco, manipolate e ricomposte fino ad assumere l’identità di una complessa e tortuosa narrazione che utilizza il dato reale quale mero punto di partenza per dischiudere infiniti universi possibili.

Perfettamente aderente all’estetica propria della lunga e prolifica attività dell’artista spagnolo, la traccia si sviluppa alternando differenti fasi, in bilico tra l’ipnotica ciclicità di suoni industriali ed immersioni in microcosmi aurali quasi totalmente impercettibili, connesse in modo libero ed imprevedibile per dare origine ad una libera traiettoria sensoriale sganciata da retaggi visivi. Quello generato diventa così un evocativo canovaccio affidato alla reazione di un fruitore invitato ad immergersi  nelle suggestioni sonore per riconfigurare un personale universo scaturente da un ascolto attento ed immersivo.

Ad espandere ed implemetare il percorso proposto troviamo il saggio critico di Salomé Voegelin che insieme all’introduzione di Pisano occupa le pagine dell’allegato libretto che completa l’accurata edizione fisica contenuta in busta isotermica realizzata in collaborazione con Krisis Publishing.

Sergio Sorrentino “So Far So Close– Creative Duets during the Lockdown”

[Suoni Possibili]

Superare i limiti di una contingenza complessa costruendo ponti artistici che permettano di conservare fertili sinergie stabilite nel corso degli anni. In contrapposizione ad un momento storico che ci vuole sempre più divisi ed isolati, Sergio Sorrentino sceglie di costruire un caleidoscopio musicale interamente frutto di proficue collaborazioni capaci di definire un esteso spettro sonoro estremamente sfaccettato.

Tenuto insieme dal suono della sua chitarra, fil rouge di volta in volta espanso ed ibridato dalle peculiari trame offerte dai diversi musicisti coinvolti, “So Far So Close” disegna una ammaliante sequenza di paesaggi risonanti originati dal preciso incastro di visioni estratte da ambiti e generi differenti.  In un insieme vorticoso si succedono così istantanee elettriche permeate da echi lisergici (“Elihw” con John King, “Blurred Vision” con Scott Fields) e rarefatti itinerari ambientali in cui lo strumento distilla essenziali trame di preziosi dettagli (“El Silencio del Dia” con Machinefabriek), ribollenti spirali dissonanti (“Enydreía” con Elliott Sharp) e narrazioni oscure scandite da un canto sinuoso e magnetico (“Breathe” con She Spread Sorrow). Lungo il tragitto ci si imbatte poi in scorci atmosferici dal sapore vagamente esotico ed ancestrale (“Ard” con Stefano Taglietti, “Tribalism” con Roberto Zanata), in placide derive dall’andamento obliquo (“Dead Strings” con Van Stiefel ) e nervose frequenze elettro-sintetiche (“Particles” con Usui Yasuhiro).

Il risultato di questo eclettico confronto è un universo sonico coinvolgente e frastagliato, dominato dal gusto della sperimentazione, capace di rendere affini linguaggi e orientamenti dissimili, palesando l’estrema versatilità di un autore/esecutore virtuoso, sempre pronto ad accogliere stimoli esterni da tramutare in proficue suggestioni.