Jacaszek “Music For Film”

[Ghostly International]

Suoni per immagini che scindendosi dal loro contesto danno origine a inedite visioni profondamente evocative. Assecondando un’inclinazione evidente fin dalle sue prime pubblicazioni, Jacaszek è giunto in modo quasi naturale alla composizione di musica che funga da commento a film e documentari, produzione adesso raccolta in un’unica uscita discografica che fin dal titolo ne denuncia la derivazione.

Rimanendo fedele alle atmosfere crepuscolari e vagamente distopiche che si irradiano costantemente dalle sue traiettorie risonanti, l’artista polacco propone dieci tracce, estratte da tre differenti sonorizzazioni, appositamente riviste e rimodulate per dare vita ad un universo sonico in cui si incrociano la sua attività di musicista solitario e quella di tessitore di trame cinematiche.

Atmosferici fraseggi di piano, enfatiche trame di archi, basse frequenze e ruvidi vapori sintetici si intrecciano dando vita ad umbratili paesaggi in bilico tra gentile malinconia(“49”, “The Zone”) e strisciante inquietudine (“The Iron Bridge”, “Dance”) susseguendosi in un coeso flusso narrativo, specchio di una coerente attività decennale. Accattivante oscurità pervasa da ammaliante mistero.

Anacleto Vitolo | Luca Buoninfante “Ænd”

[st.an.da]

Aspra ed incoerente si irradia la materia generando acide visioni in costante trasformazione, specchio di un convulso universo pervaso da irrefrenabile inquietudine. A distanza di due anni da “Life Forms”, si rinnova per la terza volta il sodalizio tra Anacleto Vitolo e Luca Buoninfante, incontro sinergico che si nutre di sfaccettati approcci e stilemi convergenti verso orizzonti distopici in bilico tra ribollente matericità e algida astrazione.

Diviso in quattro sezioni, a loro volta scandite dal susseguirsi privo di pause di diversi capitoli, il flusso sonico [de]strutturato dai due alchimisti campani si snoda vivo ed irregolare interpolando un ampio ventaglio di frequenze e risonanze estratte da fonti acustiche e sintetiche di varia natura. Suoni trovati dalla consistenza tangibile, cupe modulazioni, penetranti bassi riverberi e frammenti ambientali  si scontrano liberando pulsante energia gestita senza mai essere ingabbiata per disegnare ruvidi scenari ancora una volta profondamente dinamici.

Un’immaginifica incursione in un ambiente sonoro enigmatico carico di persistente tensione, capace di affascinare per la sua avvolgente complessità.

Happy Collapse 11

A cura di Stefano De Ponti

Oltre la fine annunciata.
Un’ordinaria meditazione senza giustifiche. Solidarietà continua, a chi si imbarca, a chi è allo sbando, in mezzo. Immagini di cattivo esempio.
Ma cosa cambia? Esseri fermati, nelle regole fatte per poter non essere applicate, nella supponenza. Archiviare e trattenere è come sparire. Una lettera senza certezze, mentre tutta l’infelicità degli uomini deriva da una sola causa, dal non sapere starsene in pace, in una camera. Cicli rapidi e ritorni. L’interno che si riflette nell’esterno. Fare deserto, azzerarsi. Perché ricominciare, in fondo, è un po’ come rinascere, ogni volta.

Nuovi solchi impermanenti. Nell’attesa.

On air live streaming da Solco79.

Glåsbird “Norskfjǫrðr”

[Whitelabrecs]

Immersi nell’attonita contemplazione delle algide terre del nord. Prosegue lungo la sua ideale rotta tra paesaggi incantevoli immersi nei ghiacci il viaggio musicale di Glåsbird, affascinante percorso che raggiunge i fiordi norvegesi dopo aver esplorato la Groenlandia e le isole Svalbard.

Rimane immutata la tavolozza sonora utilizzata dall’enigmatico autore, affidandosi ancora una volta all’efficace intreccio di evanescenti trame chitarristiche, sinuosi movimenti di archi ed essenziali stille pianistiche, qui declinato secondo coordinate più materiche pervase da risonanze crepitanti che intersecano le fragili frequenze armoniche.

Placidamente avvolti da una nebbia onirica, si procede tra cristalline sequenze ricche di vividi dettagli che confermano ulteriormente, parzialmente espandendone i confini, la capacità evocativa che contraddistingue l’avvolgente universo sonico di questo ammaliante, misterioso progetto.

Ranter’s bay & Pablo Orza “Ἑιμαρμενη”

[Kaczynski Editions]

L’inevitabilità dell’istante che si compie, cristallizzato in miniature risonanti che ne accolgono armonie e dissonanze parzialmente svincolate dall’intenzione. Affidano alla libera improvvisazione e agli accidenti del caso la propria volontà compositiva l’alchimista elettronico Niet F-n, qui sotto le sembianze di Ranter’s bay, e il libero tessitore di trame chitarristiche Pablo Orza, uniti dal comune intento di assorbire le variabili dell’attimo quale elemento propositivo da far convergere nel condiviso flusso di pensieri.

Convulsi assemblaggi di suoni provenienti dalle fonti più varie strutturano una impervia traiettoria elettro acustica divisa in sette omonimi atti, che si snoda tra sussurrati ribollimenti pervasi da echi ambientali, irregolari flussi scanditi da essenziali  riverberi, sature distese di inquiete frequenze e vorticose sommatorie di ruvide modulazioni in deflagrante progressione.

Ne scaturisce un indefinito tracciato narrativo dalla consistenza profondamente materica, un imprevedibile susseguirsi di visioni in costante evoluzione che introiettano l’aleatorio quale valore aggiunto. Un’esplorazione atimolante e priva di passaggi a vuoto, dedicata a navigatori sonici attenti ed impavidi.

Una Selezione TRISTE© #31

a cura di TRISTE© – Indie Sunset in Rome

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Per i momenti bui

Gradittismi ritorni

Non siamo mai stati così lontani

Il nuovo, bellissimo, album targato Cabane

Ned Roberts e le sue ballate senza tempo

“Dove la notte incontra il giorno”. Il bel disco di Levi Robin

“Stanchezze” dalla Russia

Il ritorno dei Lanterns On The Lake

Tutta la classe di Moses Sumney

Proviamo a ricominciare?

NERATERRÆ “Scenes From The Sublime”

[Cyclic Law]

Pensiero che diviene immagine, immagine che diviene accattivante riverbero. È una deriva audio visiva che va oltre la sinestesia a definire la nuova tappa del progetto NERATERRÆ, un evocativo percorso sonico in dieci atti, ciascuno ispirato ad un capolavoro della pittura e cesellato da Alessio Antoni avvalendosi della collaborazione di un nutrito gruppo di musicisti provenienti dalla scena internazionale e orientati verso la definizione di affini orizzonti sensoriali.

Mantenendo costantemente percepibile il proprio oscuro ed inquieto lessico, l’universo risonante di Antoni trova ampliata e sfaccettata eco attraverso i vari contributi che confluiscono in ognuna delle traiettorie plasmate, tutte proiettate verso una restituzione emozionale dei contenuti visivi prepotentemente suggeriti dalle opere selezionate.

Sulfurei droni sinuosamente dilatati, basse frequenze pervase da solenne gravità, battiti profondi e granulosi vapori sintetici si intrecciano secondo strutture cangianti seguendo le differenti sembianze del sublime cristallizzate nelle immagini. Ne scaturisce un plumbeo flusso onirico che vede tra gli altri riecheggiare la visionarietà di Hieronymus Bosch nelle ruvide correnti condivise con Dødsmaskin, l’attonità drammaticità di Ilja Yefimovich Repin nella opprimente stasi definita con Phragments e l’irrequieto romanticismo del viandante di Caspar David Friedrich nelle aeree fluttuazioni scaturenti dall’incontro con Mount Shrine.

Un viaggio sonoro affascinante tra vibranti visioni in biblico tra cielo e terra accomunate da un senso di indissolubile, terrificante stupore.