josé soberanes “our gravity ends”

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Un senso di opprimente assenza da cui si irradia un convulso intrigo di sentimenti. È un momento tragicamente complesso e dolente quello da cui prende forma il nuovo lavoro di José Soberanes e il risultato condensato in “Our gravity ends” ne reca evidenti le tracce. La scomparsa della madre ha segnato in modo profondo l’artista messicano e questo suo racconto ne raccoglie la prospettiva più intima.

Sono oscuri intrecci di persistenti bordoni e crepitanti suoni concreti a definire l’atmosfera gravidamente cupa nella quale si muove Soberanes . L’ambiente plasmato è claustrofobico e privo di luce, fluisce irregolare e mutevole senza seguire una logica strutturante. Un senso di impotente frustrazione si propaga dalle trame notturne che definiscono scorci inquieti e nervosi (“Anxiety”, “Frozen”) attraversati da un soffio gelido che si propaga indissolubile anche quando il paesaggio interiore parzialmente si scioglie accogliendo frammenti melodici che hanno il sapore del ricordo (“1934”) o cerca una rassegnata e malinconica quiete al rimpianto di attimi perduti (“Too late to tell you”), fino a segnare il conclusivo punto di rottura (“Her last minutes on earth”).

Un disco difficile che utilizza il suono per erigere  invalicabili e ruvidi muri da cui risulta faticoso evadere. Da ascoltare immersi nel nulla.

agan “amplification of movements”

[stochastic resonance]

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Uno sguardo visionario che fluttua trasfigurando ciò che impercettibilmente si muove negli angoli più remoti. Nasce da un’esplorazione lunga quattro anni il nuovo lavoro di Giuseppe Carlini firmato Agan, frutto di un’indagine condotta alla ricerca dell’anima che permea un luogo speciale quale la riserva naturale del lago di Vico.

I dati ambientali raccolti da Carlini sono la base dalla quale generare intriganti percorsi attraverso questo peculiare ambiente cercando di coglierne il misterioso e impalpabile respiro. Ogni elemento colto confluisce in un’azione di rimodulazione e di fusione con innesti sintetici che costruisce una dimensione surreale ma verosimile capace di descrivere le sensazioni connesse a questa lenta ed attenta peregrinazione.

Ogni traccia si muove inseguendo un filo logico peculiare e ci si ritrova così a passare da plumbee persistenze che catturano vibrazioni profonde (“Energy flow”) a rarefatte aperture che lasciano filtrare una tenue luminosità in costante espansione (“Dreaming away”), da flussi scarni che lasciano emergere battiti minimali (“Unconscious connections”) a misteriose immersioni in un microcosmo di pulsazioni incalzanti (“Ritual shift”) che si riversano in un incedere irregolarmente sinuoso (“Fluid perceptions”) prima di condurre alle minuziose stille che strutturano il tracciato conclusivo (“Flying in a blue dream”).

Giunti in fondo rimane sospeso il dubbio che questo viaggio da tratti onirici e lisergici sia stato il frutto di un vivido sogno ad occhi aperti.

Immaginifico.

we promise to betray “nothing is as it seems”

[oltrelanebbiailmare]

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Il pensiero che si trasforma in azione, l’evanescente che diviene possente materia. Seguono uno schema condiviso le lunghe tracce che compongono “Nothing is as it seems”, lavoro che vede nuovamente collaborare Giuseppe Verticchio aka Nimh e Davide Del Col aka Antikatechon. Un sodalizio consolidato che in questa nuova tappa si apre ad una nuova dimensione.

C’è infatti una luminosità inedita a squarciare le scabrose ed oscure profondità precedentemente plasmate dai due artisti, un’apertura a cui rimanda fin da subito l’artwork del disco nelle cui immagini regna un delicato equilibrio tra un senso di malinconico abbandono e la vitalità dei colori intensi della natura, armonia che riverbera nelle strutture dei quattro brani.

L’apertura di ogni capitolo disegna una deriva meditativa modulata da tessiture eteree in costante espansione (“The illusion of certainty”, “The certainty of illusion”) o da morbide trame acustiche che si sviluppano come una lieve danza. Gradualmente l’iniziale impalpabile fuga si riversa in ruvide cavalcate elettriche che procedono lente ed inesorabili come magma bollente, trovando a tratti aperture cinematiche che diradano le minacciose ombre (“Nothing i sas it seems”), fino a giungere alla dolce quiete di cullanti ed avvolgenti melodie (“We promise to betray”).

Verticchio e Del Col dimostrano di essere costantemente alla ricerca di una tavolozza sempre più ampia, che consenta loro di esprimersi  in modo efficace senza rimanere legati ad un lessico predefinito.

About a girl – female characters in songs.

a cura di music won’t save you

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The House Of Love – Christine

Sonic Youth – Theresa’s Sound World

Slowdive – Alison

The Stone Roses – Elizabeth My Dear

The Orchids – Carol-Anne

The Clientele – Reflections After Jane

Jens Lekman – A Postcard To Nina

Emily Jane White – Liza

Hope Sandoval & The Warm Inventions – Suzanne

Tunng – Jenny Again

Adrian Crowley – Victoria

Okkervil River – Savannah Smiles

Gravenhurst – Nicole

filtro “riflesso”

[upside down recordings]

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Un’attenta esplorazione alla ricerca di segnali di vita. Ci si scopre a trattenere il fiato ascoltando le quattro tracce plasmate da Angelo Bignamini e Luca De Biasi, un’apnea che nasce dall’esigenza di non interferire in alcun modo nel recepire lo svolgimento delle intricate sequenze di  flebili frequenze catturate.

Il suono polveroso e parzialmente disintegrato di nastri, che estemporaneamente combinati e manipolati costruiscono circolarità irregolari, crea densi fondali ipnotici sui quali costantemente rimbalzano taglienti frammenti abrasivi liberi di reiterarsi e di improvvisamente smaterializzarsi. Il movimento intercettato è vibrante e convulso, ma emerge flebile senza mai generare innalzamenti di tono inattesi.

È un’indagine condotta al microscopio atta a svelare un ampio ventaglio di componenti indefinite ed indefinibili, un’immersione in un abisso apparentemente quieto attraversato in realtà da perenni  moti mai pienamente uguali a se stessi.

last days “seafaring”

[n5md]

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Uno sguardo che si perde verso l’irraggiungibile orizzonte ambendo alla conquista dell’ignoto. In bilico tra la vivida tangibilità di ciò che è prossimo e visibile e l’evanescente forza di paesaggi immaginifici si snoda “Seafaring”, quinto  disco di Last Days che torna a dipingere scorci marini come già era accaduto nel suo lavoro d’esordio.

Speranza e malinconia emergono dalle trame create da Graham Richardson, profondamente e armoniosamente fuse in combinazioni  elettroacustiche intrise di ammaliante emotività. La navigazione procede attraversando momenti contemplativi luminosi ed avvolgenti che lasciano fluire frammenti melodici delicati e riverberanti (“Towards the Horizon”, “Where the Sky Rests”) alternandosi a scorci narrativi che attraverso il loro incedere restituiscono l’epicità del solcare i mari ( “Endurance”, “James Caird”).  I suoni dell’ambiente e stralci dell’attività a bordo si affacciano a tratti rendendo manifesta l’azione (“Fading Shore”, “Strait of Dover”) e ponendosi come perfetta controparte delle diluite stasi oniriche che lentamente si espandono a definire rarefatti paesaggi interiori (“Whitecaps”, “Ocean’s Arms”).

Un fluire romantico che cullando conduce lontano.

Theme Songs. L’età dell’oro delle serie tv e le loro soundtracks più belle

a cura di L’attimo fuggente

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Johnny Flynn – Detectorists
(Detectorists Theme Song)

The Handsome Family – Far From Any Road
(True Detectives Season 1 Theme Song)

Nick Cave And The Bad Seeds – Red Right Hand
(Peaky Blinders Theme Song)

The National – The Rains Of Castamere
(Game Of Thrones Season 2 Soundtrack)

Lord Huron – The Night We Met
(13 Reasons Why Soundtrack)

Wildbirds & Peacedrums – Peeling Off The Layers
(Fortitude Theme Song)

Oh Wonder – All We Do
(Unforgotten Theme Song)

Agnes Obel – Familiar
(Cardinal Theme Song)

Sigur Rós – The Rains of Castamere
(Game of Thrones Season 4 Soundtrack)

Mogwai – Hungry Face
(Les Revenants Theme Song)

Ólafur Arnalds – Main Theme
(Broadchurch Season 1 Main Theme)

Max Richter – The Leftovers Theme Song
(The Leftovers Season Two Theme Song)