boduf songs “stench of exist”

Esistono giorni che si rifiutano di cominciare. Niente sole, niente luce, niente calore. Giornate che inevitabilmente si trasformano in un prolungamento della notte, condizionando il mio umore e rendendomi poco propenso ad ogni forma di relazione con i miei simili. L’unica soluzione e aspettare che passi e cercare di evitare tutto ciò che non si addice all’umore del momento.

La scelta della musica da ascoltare diventa fondamentale.

Stench of exist, sesto lavoro di Boduf Songs, è una colonna sonora perfetta per un giorno che non inizia. Dietro questo moniker si cela un autore inglese piuttosto schivo e di grandissimo talento: Matt Sweet.

In realtà tutta la sua produzione sarebbe ideale per accompagnare una notte lunga 24 ore, in quanto da sempre predilige atmosfere intime e oscure fatte di suoni diluiti e parole inquiete. Questo suo nuovo disco rappresenta un ulteriore capitolo della sua costante evoluzione musicale, che man mano lo ha trasportato da un approccio minimale a suoni più eterogenei e contaminati.

Stench of exist è un disco in cui si alternano modi differenti di esplicare la sua visione. Composizioni strumentali abrasive e oblique, a volte sotto forma di brevi frammenti (l’iniziale Jacket Cruiser, The Witch Cradle), altre maggiormente strutturate (Head of Hollow-Fill and Mountaintop Removal e la concllusiva Sky Pedal’s Plan), si alternano alle canzoni vere e proprie, a loro volta divise tra episodi più quieti e alcuni in cui i ritmi aumentano e i suoni si fanno più graffianti.

Si passa quindi dalle quiete note del piano di My Continuing Battle with Material Realityall’incedere ipnotico delle percussioni di Thwart by Thwart, il tutto con la voce di Sweet a fare da filo rosso.

Il suo cantare è costantemente poco più di una confessione sussurata, un’analisi delle sue inquietudini che, in questo disco per la prima volta, lasciano qualche spiraglio di luce (Last Song Save One si chiude con un malinconico “I would love to see you again”).

Un disco di grande impatto, che richiede un ascolto attento e sicuramente una particolare predisposizione ad accoglierne il tono oscuro. In attesa che il sole ritorni e porti con se la sua luce calda.

(per TRISTE© – 27 febbraio 2015)

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