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bruno bavota “mediterraneo”

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Uno scorrere incessante di emozioni. Che nascano da un paesaggio o da un piccolo gesto, quel che unisce le composizioni di “Mediterraneo” è l’assoluta evidenza del voler raccontare uno stato d’animo.

Bruno Bavota, talentuoso musicista partenopeo, torna dopo lo splendido “The secret of the sea” con un disco altrettanto intimo ed ispirato, in cui dichiara ancora una volta il suo amore per la vita e la bellezza.  È lui stesso a dirci che Mediterraneo non è  solo un luogo geografico, bensì soprattutto uno stato mentale, una sintesi di tutto ciò in cui trova ispirazione.

“Interlude” ci proietta in modo immediato all’interno di questo mondo fatto di delicati bozzetti  costruiti con una tavolozza di suoni sempre più ricca, in cui trovano un sapiente equilibrio le melodie del piano accostate agli arpeggi di chitarra e ai preziosi arrangiamenti di archi (“Hands”, “A quiet place”). Il pianoforte resta sempre lo strumento principale attraverso cui dare corpo alle riflessioni più intime, quando la luce si abbassa di intensità e nelle melodie appare una vena malinconica (“who loves, lives”, “a quiet place”, “passport to the moon”). Ma non c’è spazio per nulla che non contempli un pensiero positivo, che non ci faccia ritrovare il calore del sole e la dolcezza del mare, e lo stesso pianoforte si rivela brioso nel suo incedere  (“sweet fall”).

È un disco da assaporare tutto d’un fiato, isolati da tutto, ad occhi chiusi e con la voglia di abbandonarsi al fluire delle immagini che la musica di Bavota ci regala.
Il Mediterraneo ha il sapore del migliore dei mondi possibili.

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