a grave with no name “feathers wet, under the moon”

Un’uggiosa domenica di Maggio. Aspetti il giorno in cui potrai godere di tutto il tuo tempo,  della luce del sole, del tepore della stagione primaverile e ti ritrovi dietro i vetri ad osservare un’incessante pioggia nella penombra del cielo gonfio di nuvole. La musica come sempre viene in soccorso anche se (parafrasando Mr. Johnson) non può salvarti da un’imprevista giornata grigia.

A Grave With No Name è decisamente un nome appropriato per affrontare un momento del genere. Dietro questo moniker si cela Alexander Shields, musicista londinese che ha di recente pubblicato il suo quarto lavoro Feathers Wet, Under The Moon, disco che segna un ulteriore punto di svolta nel suo percorso artistico, cominciato con autoproduzioni a carattere casalingo incentrate su un suono di chiara derivazione shoegaze.

Già il precedente Whirpool denotava una tendenza a cercare differenti soluzioni sonore ed è stato il primo ad essere realizzato interamente in uno studio vero e proprio. Per questa nuova tappa Shields ha deciso di andare oltreoceano e ha collaborato con Mark Nevers  (Lambchop), coadiuvati da un gruppo di musicisti di Nashville.

Il risultato è un disco di folk dal gusto agrodolce in cui prevale la coralità e che trova i suoi momenti migliori nei dialoghi tra chitarre e archi che appunto rappresentano le due anime opposte che si fondono lungo il percorso dell’album (emblematica la strumentale Leaving).

Shields canta le sue riflessioni con voce pacata, passando da momenti più rarefatti (Your Ghost, By The Lake, Under The Ice) ad atmosfere dall’andamento cullante (Waltz, I Will Ride A Horse).

Soltanto in Candle si ripropone un suono che rimanda ai suoi lavori precedenti. Ben più frequenti sono i rimandi a Mark Linkous e ai suoi Sparklehorse (ho sentito un reale brivido la prima volta che ho ascoltato Orion).

È un disco fatto di ballate malinconiche, ricco di atmosfere notturne, ma costantemente proiettato verso il ritorno al calore della luce del mattino, come dichiarato nella splendida conclusiva Natural Light.

…e nel mentre attendo che arrivi la prossima domenica di sole.

(per TRISTE© – 20 maggio 2015)

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