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deison & uggeri “in the other house”

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Un racconto non preventivato, ma sviluppatosi quasi autonomamente all’insaputa dei suoi autori. È questo che ci dicono le note che accompagnano “In the other house” di Cristiano Deison e Matteo Uggeri. Il risultato è un disco dalla fortissima impronta cinematografica.

È notte, la macchina da presa si avvicina ad una casa, risale con il suo occhio verso l’alto fino a cogliere una flebile luce che proviene dalla soffitta e da lì, continuando il suo lungo piano sequenza, ci introduce al centro della scena. “Fessure (Attic and Stairs)” è l’inizio del viaggio e ci proietta direttamente al centro di un’azione già in corso. La musica è un tappeto di suono pulsante dall’andamento cangiante, che viene interrotto da sparute note di chitarra che sembrano voler suggerire il movimento, le variazioni dei dettagli che compongono la scena. Man mano che il disco scorre cambiano i quadri sonori scolpiti da Deison e Uggeri, a volte costituiti da semplici rumori incastrati alla perfezione [come nella seguente “So Detached (Dining Room and Terrace)], altre da flebili flussi elettronici, con gli strumenti  (chitarra, violino, pianoforte) che si incastrano a sottolineare ogni attimo in cui la tensione aumenta. Questa costante possibilità che qualcosa di tragico accada, prontamente sopita, ci accompagna fino alla chiusura di “Prelude, Largo (Stairs and Cellar)”, lasciandoci uscire dalla casa in balia della stessa iniziale sensazione intrisa di mistero.

“In the other house”, malgrado l’atmosfera cupa, non ha nulla che faccia pensare ad un horror, piuttosto ha il sapore del racconto psicologico, di ispirazione hitchcockiana, in cui centrale è il tema dell’ansia e della costante attesa di un evento che sempre ci sfugge. Ogni dettaglio sonoro sembra tendere a questo risultato, alla volontà di mantenere vivo l’interesse dell’ascoltatore.

Un disco forse non pensato in questi termini, ma che alla fine si è trasformato in una sperimentazione dal risultato avvincente che ha la capacità di assorbirti totalmente e trasformarti per poco meno di un’ora nel regista di un film che aspetta soltanto di essere scritto.

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