dag rosenqvist “the forest diaries”

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Scavare nella memoria alla ricerca di istanti che conservano intatti il loro potere emozionale è un meccanismo ricorrente quando ci si accinge ad attivare un processo creativo e spesso  tale operazione di recupero è associata al ripercorrere luoghi a cui quei ricordi sono legati.

Il nuovo disco di Dag Rosenqvist, punto 37 sulla mappa sonora della Eilean rec., ne è un ottimo esempio. Chiamato a collaborare dalla conterranea coreografa Jenny Larsson al suo progetto di danza che ha come tema la foresta, il sound artist svedese ha trovato naturale tornare ad immergersi nel parco di Stone Mosse, situato a poca distanza dalla cittadina in cui è cresciuto.
Il risultato di questo ritorno al passato ha prodotto un lavoro alquanto suggestivo che prova a restituire le sensazioni che accompagnano l’esperienza di ritrovarsi in una fitta foresta.

La sequenza dei brani, che ha come titolo una semplice numerazione, costruisce una tavolozza di sensazioni e suoni differenti ma al tempo stesso incentrati su un costante filo conduttore.Si comincia con una composizione fortemente minimale costruita a partire da poche note di piano che si incastrano in lunghi silenzi, suggerendo un alternanza di pieni e vuoti che ricordano i passaggi netti tra luce ed ombra e l’effetto dei suoni isolati e improvvisi che interrompono la quiete della natura. Il lavoro procede alternando a questi momenti di quasi totale stasi, composizioni in cui le melodie si appoggiano a stratificazioni sonore costituite soprattutto da field recordings e dal ricorrente suono dell’organo. In alcuni sporadici passaggi compaiono frammenti dal sapore più oscuro e rumoroso, ma restano sempre su un piano secondario senza mai intaccare il senso di affascinante mistero che pervade la narrazione. Il disco si chiude con il brano in cui la melodia trova maggiore compiutezza e un’apertura che suggerisce l’uscita dalla fitta vegetazione a favore della riconquista di uno spazio aperto inondato di luce, ponendosi così come ideale conclusione di un viaggio tanto fisico quanto metaforico.
“The forest diaries” è un lavoro evocativo, che ha la capacità di coinvolgerti e trasportarti in un mondo in bilico tra un senso di costante offuscamento e forti percezioni sensoriali.

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