aa.vv. “dialog tapes”

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Le collaborazioni tra artisti della scena ambientale non sono certamente un caso raro e spesso rappresentano una preziosa occasione per ridefinire e arricchire il proprio campionario sonoro. Molto più raro è invece trovare due etichette che decidono di unire i loro sforzi coinvolgendo i rispettivi autori. È questo il caso delle “Dialog tapes”, pubblicazione condivisa da due piccole ma brillanti realtà discografiche quali la francese Eilean  e la belga Dauw, entrambe promotrici di sperimentazioni volte alla costruzione di affascinanti paesaggi sonori.

Il risultato di questa collaborazione si formalizza come una contemporanea doppia uscita (come sempre su cassetta per la Dauw e su cd per la Eilean) contenente 14 brani frutto di altrettanti incroci tra i musicisti delle due label, compresi i responsabili stessi Dudal e Monolyth & Cobalt, unica accoppiata che si mantiene costante nelle due parti.

La prima metà, pubblicata su cassetta dalla Dauw, si apre con le ariose atmosfere di “How does it feel” disegnate da Stijn Hüwels e Danny Clay, il cui riverbero si ripercuote in ideale continuità nelle minimali e luminose iterazioni dal vago sapore orientaleggiante del seguente “Madoromi” di Sokkyō e Masaya Ozaki.
Ruhe e Twincities ci trasportano verso atmosfere di maggiore densità che proiettano verso fredde ambientazioni che diventano vagamente oscure e claustrofobiche in “Over land (left behind)” di David Andree e Miguel Isaza. “Vogelvlucht” di Dudal e Monolyth & Cobalt ritorna verso sonorità più eteree attraverso armoniosi frammenti elettroacustici che introducono verso il finale caldo e avvolgente di questa prima parte caratterizzato dalle note di pianoforte di “Mindemoya” di Wil Bolton e Leigh Toro e dalle linee dolenti del violoncello di Aaron Martin che squarciano a tratti le modulazioni di The Humble Bee  nella conclusiva “Bloom and fold”.

La seconda parte, pubblicata dalla Eilean, si apre sui flebili frammenti che interrompono l’iniziale stasi di “Phase serendipity” di Leigh Toro e Miguel Isaza, frammenti che trovano complemento nelle sparute note di piano che caratterizzano l’incedere della successiva “Blue moon” di Ruhe e The Humble Bee. Il senso di quiete viene spazzato via dall’inquietudine di “Collapse in undergrowth” di Aaron Martin e David Andree, che con la sua misteriosa brezza conduce alle ariose aperture di “Of rainforests and glaciers” di Masaya Ozaki e Stijn Hüwels dominate dal minimale dialogo tra piano e violoncello. La stasi iniziale a questo punto diventa un dolce e contemplativo fluire in “Straw bird” di Twincities e Sokkyō, sensazione che si mantiene intatta nel secondo capitolo firmato Dudal e Monolyth & Cobalt. La chiusura è affidata alle malinconiche trame elettroacustiche scolpite dal Danny Clay e Wil Bolton nella loro “Palimpsest”.

Una collaborazione fertile questa delle “Dialog tapes”, che al tempo stesso presenta un ampio ventaglio di possibili declinazioni delle sonorità ambientali e introduce nuove possibili interazioni tra artisti differenti che rincorrono il medesimo traguardo.

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