ruhe “patriarchs”

cover

Essenziale e solenne. C’è un’aura contemplativa intrisa di sacralità che emerge costante dalle tessiture di “Patriarchs”, nuovo disco di Bryan Ruhe,  talentuoso artista multi disciplinare americano, nonchè nuovo punto sulla raffinata mappa sonora della Eilean Rec.

Tutto scorre in un’atmosfera ovattata, avvolto da una calda foschia che contiene le misurate note esaltate dalle fondamentali pause che le legano. Ogni brano è costruito a partire dalle fragili partiture di un piano dal sapore nostalgico, che gradualmente affondano in eteree filigrane ambientali senza però rimanerne intrappolate, riuscendo piuttosto a riemergere con mutato tenore. Le melodie di “Towering”, “Felled” e “Guide” rimandano alla piacevole ricerca di preziosi ricordi lontani nel tempo, ricordi che sembrano trovare una voce nel canto ugualmente minimale della title-track. Soltanto “Restoration”, impreziosita dalla collaborazione di Nobuto Suda, si discosta lievemente, almeno nella sua parte iniziale, dal tenore generale del disco, proponendo interferenze e frammenti meno luminosi. Il senso di malinconia e calore, che si spande dalle tracce di questo lavoro dal sapore crepuscolare, ritorna meravigliosamente nelle trame ricche di flebili suoni ambientali che completano la lieve danza di note della conclusiva “Beams”.

Una raccolta di minimali bozzetti di rara bellezza, che sanno trasmettere un’appagante senso di quiete. Un invito a percorrere paesaggi onirici in cui immergersi per trovare nuova linfa vitale.

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