kate carr “i had myself a nuclear spring”

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È certamente affascinante l’idea di raccontare un luogo fisico utilizzando l’elaborazione di un flusso sonoro, dovendo condensare e trasmettere attraverso l’udito tutto ciò che generalmente percepiamo mediante la pluralità dei nostri sensi. Questo tipo di indagine è radicato nella produzione musicale di Kate Carr, che già nel precedente “Fabulations” aveva dato vita ad un vero e proprio resoconto di viaggio basato sull’elaborazione di suoni ambientali catturati nei luoghi visitati, atto a descrivere le sensazioni vissute.

In “I had myself a nuclear spring” l’artista Australiana si confronta con la costruzione di un racconto interamente dedicato all’esplorazione delle zone paludose intorno al piccolo centro di Marnay, in Francia, caratterizzate dalla presenza di un complesso nucleare e dalla vicinanza della Senna .

L’iniziale “Under wires”, con le sue riprese ambientali di canti di uccelli e brusii legati alla presenza di cavi dell’alta tensione, proposti in modo diretto,  rappresenta una perfetta introduzione alla successiva narrazione costituita da un equilibrato connubio di field recordings , manipolazioni elettroniche ed eteree e dissonanti inserti di chitarra elettrica, che fondendosi danno vita ad un paesaggio vagamente spettrale dal sapore apocalittico. Si avverte tutto il senso di mistero e oscuro fascino che permea questi  terrain vague nello svolgersi delle trame di “Confluence” e delle successive “The darkness of riverbeds” e “Rising waters (alone in the dark)”. Nell’ultima parte del lavoro il flusso diventa rarefatto e scarno lasciando spazio soltanto alle interferenze che squarciano un altrimenti silente atmosfera. Il viaggio si chiude con la breve “Plumes and sunsets”, traccia nuovamente basata esclusivamente su registrazioni ambientali, che idealmente chiude il cerchio.

È un’esplorazione dei luoghi attenta e piena di discrezione quella che emerge dall’ascolto di “I had myself a nuclear spring”, capace di trasmettere un senso di profondo rispetto per la natura che su di esso insiste. Un disco da ascoltare con attenzione ed a occhi chiusi.

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