julia kent “asperities”

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Claustrofobico e oscuro, il nuovo disco di Julia Kent è un intimo viaggio attraverso stati d’animo che nascono da un opprimente senso di conflitto vissuto nei confronti di un mondo sempre meno accogliente. Registrato in assoluto isolamento, “Asperities” condensa lungo le sue nove tracce una visione disincantata che sembra non voler lasciare spazio ad alcuna possibilità di redenzione. Al centro delle composizioni c’è sempre il suono del violoncello, declinato attraverso un crescendo di loop e arricchito con l’innesto di suoni elettronici e schegge di riprese ambientali, il tutto fuso in veri e propri spaccati dal sapore cinematico che passano dal crescendo dell’iniziale “Hellebore” alla stasi contemplativa di “Lac des Arcs”.

Il senso di stridente avversità trova il suo apice nella parte centrale del disco segnata dall’incalzante ritmo di “Flag of no country” a cui segue la vorticosa “Terrain” e che si chiude con le tetre trame di “Empty states”.

Il finale è affidato alle visioni malinconiche dal sapore vagamente spettrale  introdotte da “Invitation to the voyage” e cristallizzate nelle dilatate spire della conclusiva “Tramontana”.

Pur mantenendosi nella scia del precedente “Character”, questo nuovo lavoro della musicista canadese si pone come un’ulteriore tappa di una lenta e continua evoluzione compositiva, che speriamo possa volgersi verso paesaggi più luminosi in un futuro non troppo lontano.

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