gurguburek “old postcards”

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Un universo stravagante fatto di paradossi e nonsensi, cangiante ad ogni capitolo, difficile da definire e inglobare in qualsivoglia rigida definizione. È una sorta di paese delle meraviglie quello tracciato da Cristiano Bocci e Tobia Bondesan nelle sei cartoline che costituiscono il frutto della loro collaborazione denominata Gurguburek. Ogni traccia, costituita da improvvisazioni su un tema originario, rappresenta una vera e propria esplorazione di un immaginario fatto di libere associazioni in cui si fondono elementi eterogenei  che nel loro complesso scolpiscono un variegato caleidoscopio  di paesaggi sonori. Si passa così dal fumoso notturno di “Into the storm”, in cui il malinconico dialogo tra la chitarra di Bocci e il sax di Bondesan improvvisamente si amalgama a interferenze elettroniche, ai vorticosi fraseggi free jazz della successiva “Dead frogs in the road”, dalle trame blues venate di gospel di “God save the sax” agli echi orientali di “Across the deserts of Persia”, in cui il suono del sax si ammorbidisce seguendo l’andamento cullante delle percussioni.

È musica per immagini quella contenuta in “Old postcards”, istantanee dai contorni indefiniti e dal significato sfuggente, capaci di colpire con forza l’immaginazione senza dover ricorrere a rassicuranti simbologie codificate.

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