frédéric d. oberland “peregrinus ubique”

cover

È un viaggio inquieto e misterioso, costantemente in bilico tra l’irruenza delle passioni e l’anelito al sacro, quello narrato da Frédéric D. Oberland in “Peregrinus ubique”, un vero è proprio pellegrinaggio interiore costruito attraverso le sei “scene” sonore e le immagini che compongono il libretto fotografico, che non si limita ad accompagnare il disco, ma ne è imprescindibilmente parte integrante. Un lavoro, realizzato attraverso la collaborazione tra  la label francese VoxxoV  Records (responsabile della parte audio) e la casa editrice Gazzar(r)a! (che ha curato la fotozine), che riesce a far confluire due aspetti differenti anche se complementari della produzione artistica del compositore e poli-strumentista francese, fusi in un unicum assolutamente avvincente.

Le prime due tracce con le loro dilatate trame fatte di droni, field recordings e sporadici innesti elettroacustici introducono all’oscura atmosfera densa di mistero che si può ritrovare nelle prime foto di esterni in cui regna una sorta di attesa carica di tensione. Questa sensazione lievita nel terzo lungo capitolo pervaso dall’incedere incalzante delle percussioni e dall’essenziale e ipnotica linea del basso, che procedono all’unisono fino al lento spegnersi del finale che apre ai luminosi e pacati arpeggi di una chitarra onirica che disegna un’oasi di momentaneo appagamento. Torna un senso di inquietudine e universalità nella scena V, che rimanda direttamente all’immagine dei dervisci rotanti che sembrano attendere che cali su di loro quella luce dal sapore mistico che aleggia al di sopra della loro danza. La narrazione si chiude con una sorta di finale aperto che ancora una volta rimanda direttamente al libretto allegato che a sua volta si chiude con l’immagine di un bambino avvolto da una accecante luce che lo sottrae dalla persistente oscurità della scena.

C’è una complessa e avvincente conseguenzialità che unisce il procedere dei suoni da una parte e il susseguirsi delle immagini dall’altra, un filo logico che si svela lentamente e inevitabilmente pur rimanendo avvolto in un persistente alone di indeterminatezza. Così come non esiste stacco nel flusso sonoro, nel passaggio da una traccia all’altro, così ogni pagina contiene un flebile rimando all’immagine che precede.

Un lavoro avvolgente da assaporare attraverso la vista e l’udito.

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