how to cure our soul “luna”

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Una notte profonda, densa di fascino e avvolta da un sottile velo di mistero è quella raccontata da How To Cure Our Soul nel loro terzo disco, pubblicato dalla inglese Low Point. Dopo averci affascinato con i caldi e contemplativi paesaggi di “Saigon”, il duo abruzzese torna proponendo questo notturno intenso in tre atti che conferma l’attitudine di Marco Marzuoli e Alessandro Sergente per le narrazioni dal forte impatto visuale, costruite a partire da dense stratificazioni droniche dall’andamento ipnotico che in “Luna” hanno il sapore dell’oscurità. L’apparente stasi delle tessiture di fondo  viene modulata dagli innesti di frammenti di suoni elettro-acustici, che riverberano come la luce delle stelle, e da sovrapposizioni di layer sintetici che infondono, soprattutto nel secondo e nel terzo capitolo, quel senso di mistero arcano che accompagna ogni meditazione che scaturisce dal silenzio della notte dominata dal misterioso satellite e che accompagna questo viaggio fino alla fine in un crescendo che si esaurisce soltanto nella scarna e repentina chiusura di “Night Climb To The Mount Analogue”.

È un lavoro che necessita di un ascolto attento per essere assaporato nella sua pienezza, in quanto la sua maggiore qualità risiede nelle sfumature che si colgono lungo il fluire delle tre tracce, tenui variazioni che scandiscono il racconto caratterizzandolo pur non infrangendone l’andamento avvolgente e totalizzante.

“Luna” conferma senz’altro come How To Cure Our Soul sia uno dei più interessanti progetti ambientali della nostra penisola.

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