autistici & justin varis “nine”

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Un intento sinestetico è la premessa che informa il punto 90 sulla sempre più affascinante mappa che sta modellando la francese Eilean, nuova coordinata che inaugura le attività del 2016 della label e di cui sono autori l’inglese David Newman aka Autistici e l’americano Justin Varis. Realizzato attraverso la formula  dello scambio a distanza del reciproco materiale, “Nine” concretizza una collaborazione avviata attraverso le attività della Audiobulb, label gestita da Newman che ha pubblicato alcuni dei lavori di Varis.

Nel disco i due sound artist danno forma sonora a singoli colori o loro sequenze attraverso variegate soluzioni di flussi ambientali, che tentano di definire uno spazio emozionale legato alle tonalità scelte. Si parte dai freddi riverberi di “Light blue” che man mano si fanno largo a partire da uno sfondo di quieti droni e si passa al breve e scarno intermezzo della prima configurazione del trittico “Red grey orange”, che attraverso le pulsazioni ritmiche che definiscono e caratterizzano le schegge luminose delle ulteriori due tracce (“Grey orange red” e “Orange grey red”) si pone come esempio di come la sequenza non sia una mera sommatoria, ma definisca delle tattili gerarchie. “Blue (Heart of a diver)” ripropone il tema iniziale che però qui, attraverso il movimento di dense fluttuazioni fuse con stratificazioni sintetiche, assume una profondità e una capacità avvolgente differente. La seguente “Violet green” smorza la componente sperimentale e si avvicina alle sonorità elettro-acustiche più affini a Varis, introducendo abbozzi di melodia pianistica che sembra non voler mai giungere a compimento e che rimanda alle atmosfere del suo ep “Mountains”.  Il calore che ne emana  infonde anche l’ipnotica e luminosa “Amber (Sleep test for Erik)” e la conclusiva “Yellow” in cui torna protagonista il grave suono del piano.

Il secondo disco che compone l’album propone la rielaborazione delle otto tracce di “Nine” curata da altrettanti musicisti affini alla cifra stilistica dei due autori (come da loro stessi dichiarato). Il risultato che ne scaturisce tende a tratti ad enfatizzare la componente principale delle composizioni originarie (come nel caso di Christopher Hipgrave e Pillowdiver), ma più spesso cerca una configurazione differente (Isnaj Duj, Offthesky, Wil Bolton)  che sottolinea quanto possa essere personale la percezione cromatica e la relativa immagine risultante.

È una tavolozza ricca e affascinante quella risultante dalle due parti di cui “Nine” si compone, un universo cangiante che ancora una volta dimostra quanto i suoni possano efficacemente costruire un vivido immaginario visivo.

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