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ennio mazzon “pavement narrows”

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Un vortice totalizzante, abrasivo e dall’impatto inospitale, a cui però non ci si riesce a sottrarre, è quello costruito da Ennio Mazzon in “Pavement narrows”.  Undici tracce, alcune solo una breve transizione,  attraverso le quali il musicista italiano d’istanza a Berlino delinea un universo che giunge caotico solo ad un ascolto superficiale, mostrando invece gradualmente un’attenta e complessa struttura che governa le dinamiche di suoni taglienti e pulsazioni cangianti che, disegnando iniziali accenni melodici, fragorosamente sfociano in potenti deflagrazioni rumorose (“Hunting souvenirs”, “Salmon run”, “Marine at nighttime”) o rimangono sospese in granose e aspre atmosfere contemplative (“Tryst”, “Hideout”). Il flusso risultante è in entrambi i casi denso, avvolgente e a tratti claustrofobico.

Apparentemente  in antitesi rispetto all’unitarietà e alla componente ambientale del precedente  “Xuan”, questo nuovo capitolo ne sviluppa le coordinate rumoristiche e sperimentali . Sicuramente non facilmente assimilabile, “Pavement narrows” è un disco capace di regalare un ampio ventaglio di vivide suggestioni a chi saprà abbandonarsi alla sua trascinante deriva.

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