SoWhat

julia white “in the cities of dust”

Annunci

Sarebbe stato un vero peccato se “In the cities of dust” non fosse stato pubblicato. Questa evenienza è stata più di una semplice possibilità. Julia White aveva in effetti deciso di rinunciare al completamento dell’album giunto a compimento solo grazie alla paziente opera di convincimento di David Teboul, responsabile della Soft, che sotto il consolidato alias Linear Bells collabora anche ad uno dei brani.

I nove brani che compongono il disco disegnano un profilo sonoro sfaccettato, capace di misurarsi abilmente con un suggestivo e coinvolgente pianismo in bilico tra il minimalismo dell’iniziale “Follow this small path” , i suoni profondi di “In the end” e le trame vibranti e luminose di “Red beach harbour” e “To the birds”, impreziosite da tenui e misurati inserti di field recordings capaci di conferire all’insieme un  espanso senso di quiete e armonia. Un’ulteriore variante è rappresentata dal dialogo tra il pianoforte e il suono degli archi che caratterizza “I found you”, il brano condiviso con Linear Bells, il momento di maggiore lirismo di “In the cities of dust”. Non si esaurisce nelle differenti declinazioni dello strumento l’eterogeneità del lavoro, che presenta anche una matrice ambientale definita dall’uso di modulazioni sintetiche, spigolose e graffianti in “A forest” , sinuose e di ampio respiro nelle conclusive “We cry” e “You’re rose”.

Un esordio senza dubbio sofferto, che speriamo possa non rimanere un’opera unica divenendo piuttosto punto di partenza di un percorso musicale lungo e fertile.

Annunci