willamette “diminished composition”

cover

[Codeine Catnap, ovvero, il canto di un’illusione a fior di sguardo]

 

Tessere. Dentro la linea intermittente del tempo che ci lascia emozionare. Scivolare. Come quando ci ritroviamo io te la sera, qualche ricordo messo da parte anche per oggi. E poi il silenzio come un’idea di melodia. Vibrare. L’eco arriva solo da lontano, se c’è una distanza temporanea con cui prendiamo il battito alle cose che ci appartengono. Il movimento del sogno è romantico, non porta in avanti e non porta indietro: è un girare attorno continuamente. Le note si ripetono, ma non sono sempre le stesse. Il buio dirige l’orchestra. Riavvolgo ancora “Codeine Catnap”, e dentro ci ritrovo la massa delicata di una scena in pellicola, graffiata dal tempo. Io te la sera. C’è la corsa di un bambino che s’impiglia in un fiume di tanti anni fa, prosciugato dalla voce della mamma che lo rivuole indietro. Indietro, si ritorna e appare la fine di una disciplina buona, un lamento giovane, la percezione di momenti brevi per lunghi dubbi. E ancora, si gira attorno. Nel replay fotografico della composizione. Usciamo finalmente dalla sala e ritorniamo a dare la giusta dimensione alle cose che ci appartengono. E a ritrovare le immagini credute perse.

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