hotel neon “remnants”

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Quella relativa ad un viaggio è sempre una narrazione condotta su un duplice binario, quello sensoriale legato al dato fisico e quello interiore che nasce dalle emozioni che l’esperienza provoca. Se poi tutto si svolge in una terra affascinante e unica come l’Islanda ciò che può derivarne è necessariamente più profondo e coinvolgente.

Una nuova conferma di ciò, di quanto le terre del Nord riescano ad essere suggestive,  giunge dal nuovo lavoro degli Hotel Neon, band di Philadelphia divenuta adesso un  trio per l’aggiunta di Steven Kemner  al nucleo iniziale formato dai gemelli Andrew e Michael Tasselmyer. “Remnants” nasce quindi come resoconto emozionale della peregrinazione condotta dalla band lungo la strada 1, che percorre circolarmente l’intera isola, fissandone i ricordi e le sensazioni connesse.

Sono tessiture avvolgenti, costantemente segnate da un senso di ariosa apertura e sospensione del tempo quelle che formano i cinque capitoli di questo racconto. “Cascading” si apre su trame ruvide che gradualmente convergono verso riverberi luminosi in crescendo, segnati da una lenta fluttuazione che si spegne in chiusura per tornare nel morbido andamento della successiva “Chains”, caratterizzata dall’irruzione improvvisa di placide stille pianistiche che in solitudine segnano la fine del brano. L’atmosfera diventa più oscura e malinconica in “Deluge”, disegnando un paesaggio più aspro, dominato da suoni più evanescenti punteggiati da frammenti melodici come gocce di pioggia che sembrano dissolversi trasportate da un gelido vento. La fine del racconto, affidata a “Remants”, contiene già i toni maggiormente rarefatti, tipici del ricordo, che si infrangono su un finale tumultuoso.

È un disco permeato da un romanticismo derivante dall’osservazione di paesaggi naturalistici tutt’altro che abituali, ricco di quella fascinazione che l’esplorazione di terre incontaminate può produrre nell’animo di chi sa proiettarvisi con abbandono.

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