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āustras laīwan “birds in shells”

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Una sequenza di vaporose istantanee accomunate dal ritorno costante del rumore del mare è il contenuto di “Birds in shells”, debutto del progetto musicale Āustras Laīwan che ruota intorno alla figura di  Āulaukis, pseudonimo scelto per l’occasione da Alexey Popov (già noto come componente del collettivo Sunset Wings).

In bilico tra un folk dalle tinte crepuscolari e un ambient dai toni neoclassici, i brani di questo rarefatto viaggio attraverso i paesaggi baltici si dipanano con un incedere etereo, caratterizzato da stille acustiche immerse in ariosi arrangiamenti sinfonici, che creano nei passaggi più intensi, come nel caso dei tre movimenti di “Witas aldikas peismen”, un’atmosfera magica dalla quale emerge spesso il suggestivo suono del bandura. La voce, nei passaggi in cui è presente, è sempre poco più di un sussurro, di una narrazione in sottofondo che evidenzia la componente più oscura e intimista del disco, che a volte sfocia da introduzioni che sono delle piccole nenie, delle miniature impressionistiche (“Carpe diem aves et mollia”, “Of light, feathers, soil and tears”). Ciò che è costante lungo il fluire dell’album è la ricerca di una dimensione quieta dipinta con ricchezza di particolari attraverso fragili melodie, che soprattutto attraverso l’utilizzo sapiente degli archi virano spesso verso atmosfere dolcemente malinconiche.

Un debutto affascinante, capace di declinare con grazia la rappresentazione di un paesaggio attraverso vivide immagine dalla forte valenza immaginifica.

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