enrico coniglio “bragos series: astrùra/solèra

Astrùra_frontcover

Solèra_frontcover

Non una semplice mappatura sonora, ma una riflessione profonda sullo stato di un territorio, sulle sue contraddizioni e sui suoi punti critici. La narrazione costruita da Enrico Coniglio attraverso il dittico delle “Bragos series” è interamente incentrata sulla sua Venezia e non a caso i due capitoli che la compongono prendono il nome da due fondali della città, che ormai da troppo tempo è costantemente in bilico tra la meraviglia di una condizione paesaggistica unica al mondo e la presenza di un’industria invasiva e fagocitante. Questa problematica compresenza emerge costantemente dalle trame del lavoro, pubblicato dall’etichetta Silentes e completato da una significativa controparte visiva curata da Stefano Gentile.

“Astrùra” si apre con il rumore isolato della risacca che, introducendo l’elemento principe della laguna, dà l’avvio ad una narrazione circolare che si concluderà tornando allo stesso suono con una consapevolezza differente. L’acqua che inizialmente da l’accesso ad una dimensione contemplativa in cui è la natura a dominare, si scontra e si fonde lungo il percorso con sonorità cupe, organiche interferenze  che rimandano al mondo alienante delle macchine. Le vaporose modulazioni della seconda parte di questo primo capitolo creano lo spazio necessario per elaborare il senso del percorso prima di tornare al punto di partenza. L’atmosfera di “Solèra” è decisamente più fredda e claustrofobica, incentrata su stratificazioni ruvide e taglienti che lentamente si spogliano dell’iniziale moto ipnotico ritrovando nella parte conclusiva il suono dell’acqua, che però qui diventa parte di un processo ormai lontano dalla rassicurante e avvolgente bellezza del paesaggio naturale.

È un lavoro prezioso di cesellatura di field recordings e suoni sintetici quello creato da Enrico Coniglio, capace di produrre una peregrinazione emotivamente profonda e spiazzante, la cui efficacia viene rafforzata ed esaltata dal lavoro di Stefano Gentile, che attraverso le sue foto riesce perfettamente a dare corpo alle sensazioni innescate dal percorso sonoro.

 

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foto di Stefano Gentile

 

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