andrew lang “burnt shades”

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La semplicità come valore aggiunto, come punto d’arrivo per raccontare brevi storie all’insegna di un avvincente minimalismo declinato con una preziosa ricchezza di sfumature. L’esordio sulla lunga distanza del pianista australiano Andrew Lang , pubblicato  dalla inglese Whitelabrecs,  è frutto di una precisa scelta che combina il linguaggio musicale scelto e i mezzi utilizzati. Il vecchio pianoforte usato da Lang, reduce da un asilo nido, ha infatti la peculiarità di restituire suoni  inaspettati ma di una corposità particolare e a ciò si aggiunge la scelta del musicista di non utilizzare più di due dita contemporaneamente nell’esecuzione, proprio per evitare la costruzione di trame complesse.

Il risultato di questo procedimento è una raccolta di bozzetti che hanno nella loro immediatezza il carattere principale, declinati attraverso la costruzione di fragili melodie dalle atmosfere sognanti capaci di trasportare in una dimensione sospesa (“Forest of glass”, “For”), trame che nell’iniziale “Sun comes down” si riducono ad un rarefatto frammento e che trovano una altrettanto efficace alternativa nelle lievi e luminosi progressioni di “Foam” e “Daze”.

È un neoclassicismo essenziale incline alla narrazione intimista quello contenuto nelle sei tracce di “Burnt shades”, un’ottima premessa per una carriera soltanto al suo inizio.

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