Trans-Europe Express, un itinerario d’ascolto dall’Atlantico agli Urali

a cura di music won’t save you

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Dal Portogallo si scorge quasi il country-folk dell’altra sponda dell’Atlantico:

A Jigsasw – Return To Me

 

La nostra tappa spagnola ammanta di sentori mediterranei l’uggiosa malinconia indie-pop:

The Royal Landscaping Society – Goodbye

 

La raffinatezza tutta francese delle morbide pennellate vocali e armoniche di Claire Vailler

Transbluency – Heart

 

Negli ultimi anni il Belgio si è seriamente candidato a diventare la “nuova Islanda” dal punto di vista delle densità di musica indipendente. Questa ne è una prova estemporanea, ma ancora rimasta nel cuore:

 
The Bear That Wasn’t – Headphones

 

I vicini olandesi non sono da meno, soprattutto quando si tratta di cimentarsi in un brillante indie-folk:

St. Polaroid – Paper Girl

 

Un cantautore tedesco dall’alias enigmatico e dalla personalità artistica tutt’altro che banale:

Angela Aux – Personal Howl

 

Il cuore del viaggio coincide con il cuore dell’Europa, tanto affascinante quanto venato di oscura inquietudine:

Soap&Skin – Thanatos

 

Dall’incanto di Praga a sperimentazioni elettro-acustiche che guardano all’Oriente più lontano:

Gurun Gurun – Itsuka No Hoshi Hia

 

Slow-core in salsa serba, per un lungo percorso di rapimento mistico:

MESTA – Jesus’ Blood Never Failed Me Yet

 

Calore ambientale e densità sentimentale, dalla Grecia più profonda:

Dergar – Warm

 

Il sorprendente sincretismo di linguaggi musicali di un globetrotter originario dell’Ucraina:

Make Like A Tree – Happy B Song

 

Un emozionante saggio neoclassico-ambientale da una scena artistica estremamente viva e interessante, quella polacca:

Szymon Kaliski – Without Breaking

 

Fredde correnti baltiche cristallizzano una voce sottile, che dispensa carezze di sognante folk al rallentatore:

Alise Joste – Faint Hearted Man

 

Ancora placide contemplazioni delle pigre maree baltiche, nelle pièce strumentali di un cantautore che si trasforma in abile dispensatore di dolcezze elettro-acustiche:

Mauno Meesit – Varjud

 

L’approdo del nostro viaggio attraverso il continente europeo è la grande madre Russia, patria di sconfinate ibridazioni musicali, come questa tra ritualismo folk e atmosfere cameristiche:

Āustras Laīwan – De Avibus Et Conchīs

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