kirill mazhai “small hours”

cover

Un flusso onirico sospeso in un fondale amniotico, un luogo in cui tutto giunge gentilmente attutito e distaccato. “Small hours”, debutto discografico di Kirill Mazhai pubblicato dall’etichetta russa ШАΛАШ, delinea un paesaggio emozionale in bilico tra la notte ed il giorno, tra il sonno e la veglia. Non si tratta però di un’ambience crepuscolare dai toni oscuri, al contrario a dominare è un bagliore crescente fino a divenire accecante.

Il suono procede secondo una struttura unitaria e a conferma della sua coesione, l’album è diviso in nove tracce identificate soltanto dal numero romano progressivo. I primi tre capitoli scorrono all’insegna di una risacca eterea fatta di luminosi loop con poche variabili, che trova significative eccezioni nei granulosi e ruvidi substrato che caratterizzano  “IV” e “VIII” e negli innesti di frammenti riverberanti lungo l’essenziale trama di “V”. Il momento più evanescente lo si ritrova nelle calde modulazioni di “VI”, mentre al contrario la breve “VII” è il capitolo più narrativo. Tutto si chiude sulle screziature e le tinte più fosche del movimento “IX” che sembra condurci verso atmosfere in cui l’attività ha lentamente ripreso il suo corso concreto.

Coerente e cullante, questo esordio dell’artista bielorusso è certamente un’ottima premessa ad un percorso artistico interessante.

 

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