Lungo la Hringvegur. Viaggio musicale sulle affascinanti strade d’Islanda.

a cura di music won’t save you

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Tutto iniziò così, un viaggio da adolescente su strade solcate molti anni più tardi, attraverso uno strano video, una cantante dai lineamenti e dalla voce altrettanto particolari:

Sugarcubes – Birthday

 

Mentre Björk “goes solo”, accanto alle ricercatezze pop elettroniche, recupera un brano della tradizione popolare più profonda:

Hector Zazou & Björk – Vísur Vatnsenda Rósu

 

E poi arrivano loro, un universo alieno, dal quale lasciarsi travolgere. Eppure, la prima volta… “sì però se la cantasse Björk”!

Sigur Rós – Svefn-g-englar

 

Oltre metà degli islandesi crede all’esistenza degli elfi, la voce infantile di Kristín Anna Valtýsdóttir aiuta sicuramente ad alimentare la credenza:

Múm – Weeping Rock, Rock

 

Bagliori aurorali di un pop elettronico dalle sferzanti cadenze nordiche:

Ampop – Made For Market

 

Il post-rock in salsa islandese, denso di armonie misteriose:

Rökkurró – Sjónarspil

 

Non solo atmosfere eteree e folate gelate, il sottosuolo islandese regala anche obliqui momenti di disimpegno pop:

Sofandi – Yellow Curtains

 

Lirismo romantico e arrangiamenti variopinti in una delle tante autoproduzioni sotterranee delle quali pullula l’ambiente artistico islandese:

Jóhann Kristinsson – Traps

 

L’endemica malinconia del paesaggio e un’eleganza che affascina oltre ogni confine:

Svavar Knutur -The Curtain (feat. Marketa Irglova)

 

C’è anche un’altra Islanda, quella della tradizione folk, dei cantori e delle saghe rurali: una magia che si rinnova attraverso una voce fatata:

Ólöf Arnalds – Við Og Við

 

La purezza del picking per contemplare paesaggi che si stenta a credere appartengano al pianeta Terra:

Kristin Þóra Haraldsdóttir – Current

 

Ancora incanti al femminile, tra tradizione e moderna raffinatezza da “donna al piano”:

Myrra Rós – Værð og vökul þrá

 

Vapori sognanti e riflessi arcobaleno, in una rigenerante cascata di modulazioni e riverberi:

Stafrænn Hákon – Unnar

 

Romanticismo e suggestione che ispirano (musiche da) colonne sonore naturali:

Úlfur Eldjárn – Aerial

 

Per concludere il viaggio tra i suoni suscitati da luoghi incredibili, non resta che omaggiare i suoni naturali propri di quei luoghi remoti. Impalpabili e tumultuosi, incredibilmente vivi:

Hafdís Bjarnadóttir – Westfjords

 

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