marco caricola “innerfin”

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È un susseguirsi di momenti cardine che catturano l’epicentro emozionale di immagini in movimento che giungono vivide senza l’ausilio della vista. La componente cinematica informa ognuna delle sedici tracce, una parte delle quali in effetti scritte per diversi progetti visuali, che compongono l’esordio sulla lunga distanza di Marco Caricola, pubblicato da 1631 Recordings.

Il giovane autore pugliese ormai d’istanza a Londra costruisce un viaggio sinestetico fatto di incantevoli bozzetti che riescono a spigionare la loro intensità anche quando si presentano come poco più che brevi  frammenti. Il pianoforte procede leggero e fluido disegnando a volte linee solitarie (“In”, “A thousand sunsets”), più spesso combinandosi in preziosi dialoghi con le tessiture degli archi il cui suono denso e malinconico ne accentua la dimensione passionale (“Gleyminn”, “Vardar”, “Nicole and I”). Spesso a cesellare il tutto troviamo misurati innesti di modulazioni sintetiche capaci di conferire un’aura vaporosa ed eterea, soprattutto quando salgono di intensità avvolgendo le trame sonore degli strumenti (“Bright star”, “And the galaxy in her eyes”).

Una grande capacità di coinvolgere  e rapire contraddistingue “Innerfin”, un disco che attraverso le sue diverse sfumature ci conferma il talento variegato e sempre più maturo di un compositore che dimostra di avere tanto da dire e da dare.

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