ian william craig “centres”

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Una lunga immersione in un immaginario in bilico tra ruvide e dilatate tessiture ambientali e sprazzi eterei in cui fluttuano lievi e dominanti  partiture vocali. Hanno un effetto straniante e seducente le sperimentali modulazioni che costituiscono la base base di questo imponente lavoro di Ian William Craig pubblicato da Fat Cat Records.

Sono vortici rumorosi compatti e spesso dall’incedere solenne, decadenti sinfonie costruite attraverso trame analogiche derivante da varie fonti che sembrano avvolgersi attorno al cantato visionario di Craig. L’artista di Vancouver nell’arco degli oltre settanta minuti di “Centres” si muove tra poderosi detriti granulosi attraverso i quali a tratti lascia emergere limpidi stralci melodici (“Contain (Astoria Version)”, “The Nearness”, “Arrive, Arrive”) o obliqui inserti vaporosi e sfuggenti (“Drifting To Void On All Sides”, “Power Colour Spirit Animal”), affidandosi totalmente alla sua limpida voce solo in “Purpose (Is No Country)” e nella conclusiva ballata “Contain (Cedar Version)”, unica vera e propria canzone che rifugge da qualsivoglia ricerca sonora.

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