e and i “the colour of sound”

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Libere fluttuazioni che seguono il corso dei pensieri in balia delle sensazioni del momento, colore che si trasforma tramutandosi in suono. A cinque anni di distanza dall’ultima pubblicazione torna il progetto E and I che riunisce Craig Tattersall (The Humble Bee) e Emmanuel Witzthum concretizzando il punto74 sulla sempre più ampia mappa della eilean records.

Il portato sinestetico delle dilatate trame create dai due artisti è reso esplicito dal titolo del lavoro e confermato dalle parole di Witzthum, riportate nelle note di copertina, che raccontano della sua attitudine di trasformare in colore dapprima i numeri e poi anche i suoni. Sia che si espliciti attraverso composizioni  relativamente brevi,  ma soprattutto quando assume la forma di lunghe suites , il flusso scaturente dalla sinergia tra le vaporose  ed eteree modulazioni sintetiche e  le malinconiche linee degli archi si sviluppa costantemente su coordinate sognanti a cui risulta immediato abbandonarsi. A tratti le liquide divagazioni si appoggiano riverberando su fondali più ruvidi (“56”) oppure si muovono lievemente stridenti rispetto alle fragili melodie della viola (“35”) senza però perdere mai quel senso di mancanza di confini e approdo che domante lungo gli oltre novanta minuti di questo monumentale “The colour of sound”.

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2 pensieri su “e and i “the colour of sound”

  1. […] Ci si ritrova così a ripercorrere le atmosfere che hanno caratterizzato le pubblicazioni della label francese, sempre più punto di riferimento nel panorama della musica d’ambiente, riattraversandone le multiformi  ed  affascinanti declinazioni proposte dai vari autori. Ci si immerge in questo lungo viaggio a partire dalle tessiture romanticamente contemplative disegnate da Speck in “Echoes”, le riverberanti stille armoniche cesellate da øjeRum in “Needle-shaped”, le morbide frequenze di Phi Bui, il caleidoscopico microcosmo di Daniel K. Böhm. Si procede nella navigazione attraverso la sognante melodia del vivido bozzetto tracciato da Jason Van Wyk in “Clouds”, la lieve danza di note eseguita da Wil Bolton in “Waterlines”, la granulosa quiete di Moss Covered Technology , l’intimistica deriva delle modulazioni di Offthesky in “Solitude by vision”, i fremiti irregolari e obliqui di Omrr e di Florian Von Ameln, il denso crepuscolo modellato da Saenïnvey. La parte conclusiva di questa intensa ricapitolazione si apre con le  vaporose dilatazioni di  “Veeandaar” del trio Zahn | Hatami | McClure  che si riversano nelle pulsazioni ipnotiche definite da Sustainer e passando attraverso le misteriose e concrete sonorità di “Wood fire ash” di Autistici e le eteree persistenze di Chris Dooks giungono alla chiusura  affidata alle sognanti aperture di “11” della coppia E and I. […]

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