nadja “the stone is not hit by the sun, nor carved with a knife”

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Un’opera granitica, piedi saldamente piantati nel suolo e sguardo rivolto ad un cielo impietoso. È un lavoro ambizioso quello modellato dalla coppia formata da Aidan Baker e Leah Buckareff per la Gizeh Records, ennesima tappa di un percorso creativo prolifico. Tutto si svolge in tre lunghi capitoli fatti di suoni dalla matericità tangibile, vere e proprie suite monolitiche e totalizzanti.

Cap. 1, “The Stone”.  Un muro di chitarre dal suono abrasivo cadenzato da un incedere marziale, la voce che rimane prigioniera del fondale denso come magma incandescente emergendo flebile e indistinta. È un suono spietato che non lascia trapelare alcuna luce.

Cap. 2, “The Sun”. L’intro lascia presagire una svolta verso lidi sonori più distesi, le armonie libere di riverberare in un ambiente più ampio e morbido. Ma è solo una frazione che lentamente vira di nuovo verso la costruzione di impenetrabili e travolgenti vortici che si avvolgono in un crescendo carico di deflagrante tensione fino al raggiungimento di un apice convulso che improvvisamente si scioglie in un finale essenziale.

Cap. 3, “The Knife”. Rimane la grana ruvida, ma l’incedere si fa quieto e ad esso si sommano costantemente algide e tremule frequenze che generano un’eco persistente che non cessa di vibrare neanche quando il suono giunge al suo termine.

“The stone is not hit by the sun, nor carved with a knife”. Travolgente e senza via di scampo.

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