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A universal countryside. Suoni e sensazioni di una campagna sconfinata

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a cura di music won’t save you

Una mattina nei campi, accarezzati da dolce rugiada:
Ralegh Long – Morning (We Are In The Fields)

 

Il tempo scandito dalla luce del giorno, un’immersione nei ritmi della natura:
Songs Of Green Pheasant – I Am Daylights

 

La romantica malinconia bucolica, alla ricerca di sensazioni fuggevoli:
Memory Drawings – There Is A Last Time For Everything

 

Il lato più invernale della countryside, l’abbandono alla nostalgia rurale:
The Declining Winter – This Sadness Lacks

 

Un’escursione dai ritmi urbani a placide correnti bucoliche:
Bibio – Dye The Water Green

 

Sorprendenti detriti sonori rendono obliqua una luce diffusa sull’orizzonte:
Faint Wild Light – Debris

 

La dolce malinconia di un crepuscolo tra fronde verdeggianti:
Epic45 – Lost In Failing Light

 

Il lato evocativo e misterioso delle tradizioni rurali:
United Bible Studies – Teampall Mholuaidh

 

Una magia ancestrale, che attraversa paesaggi incontaminati:
Sharron Kraus – Hiraeth

 

Un (in)canto senza tempo, dalla tradizione a un etereo folk contemporaneo:
Autumn Grieve – Depart

 

I colori autunnali delle foglie che rinnovano il ciclo della natura:
Ancient Colours – A Hundred Leaves

 

Un picking cristallino, che incornicia quadretti bucolici:
Robin Allender – M. Laurelle

 

Calore ed atmosfera sulle corde della chitarra:
Chequerboard – Today Is Beautiful, We Have Things To Do

 

Verso la contemplazione degli immensi spazi della steppa siberiana:
Foresteppe – The Snow House

 

L’ambiente naturale è fonte di ispirazione trasversale a luoghi e culture. Ecco come appare a un sensibile occhio giapponese:
Ryosuke Miyata – Until The Rise Of The Sun

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