paskine “the shapes of collapses”

[voxxov records]

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Duro e a tratti impenetrabile è l’universo sonoro creato da Paskine nel suo secondo disco che condensa le conclusioni di una lunga ricerca condotta sulle diverse forme della disgregazione della materia. Un risultato abrasivo e claustrofobico, fortemente materico malgrado sia originato interamente attraverso l’elettronica.

Sono frequenze ruvide e cariche di tensione quelle che informano i dieci capitoli di “The shapes of collapses”, modulazioni che gradualmente si decompongono attraverso deflagrazioni in crescendo a cui spesso segue una densa e pesante stasi (“T a t Stepfather Beautiful”, “Twain twain”, “Ballast-Rasha”) o che riverberano interamente nella loro caotica granulosità (“Noah man Tz of”, “And the Hexagon”). I frammenti che avanzano convulsi nel turbinante flusso restano avulsi da schemi melodici e ritmici definiti che appaiono parzialmente solo in pochi momenti (“Be Llachoa”, “From Milgram Ich”).

Un lavoro certamente ostico e di non semplice assimilazione che è in grado di mostrarsi interessante soltanto a chi è disposto ad indagarne le molteplici sfumature.

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