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james murray “killing ghosts”

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Un moto lento ed inesorabile che conduce da una calda e confortevole luminosità verso un’oscurità densa e minacciosa. Procede in modo graduale il viaggio al termine della notte plasmato da James Murray in “Killing ghosts” ed efficacemente sintetizzato nell’artwork di  Małgorzata Łapsa-Malawska che campeggia in copertina.

La discesa verso un algido ed inospitale mondo sotterraneo dominato da inquietanti presenze comincia da un’onomatopea sonora, un rumore di passi che placidamente avanzano attraverso vaporose modulazioni scandite da caldi frammenti melodici e rassicuranti suoni ambientali (“Footsteps”).  Da qui in poi il sempre rarefatto fondale, iniziando a smorzare l’iniziale calore, comincia ad ospitare tremule frequenze sintetiche sempre più irrequiete (“Grace”, “First Hand”) fino a giungere a disegnare stagnanti scorci spettrali (“Soldier, returned”, “Allways”). Schegge di suono sempre più granulose e ruvide (“Second sight”) segnano la totale disgregazione del paesaggio fino a giungere alla conclusiva istantanea di un mondo apocalittico nel quale non rimane alcuna traccia di vitalità (“Living ghosts”).

Un racconto cesellato con attenzione e cura da Murray, un’immersione affascinante che ne conferma il grande talento.

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