loess “pocosin”

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Un lungo silenzio che inaspettatamente si interrompe facendo ripartire un percorso dal punto in cui si era fermato. Un’avventura cominciata nel 2001 da Clay Emerson e Ian Pullman, uniti sotto la sigla Loess, che riemerge dopo oltre dieci anni.

Il tempo trascorso dalla loro ultima pubblicazione non ha scalfito i concetti alla base del sound del duo americano, che attraverso le nove tracce di “Pocosin” costruisce un nuovo avvolgente e cinematico viaggio fatto di ritmi blandi dall’incedere ipnotico che strutturano morbide derive sintetiche costellate da schegge granulose che si sovrappongono ad evanescenti frammenti melodici generando un’alchemica fusione di elementi eterogenei.  Le oniriche tessiture elettroniche scorrono imperturbabili e contemplative virando a volte  verso atmosfere più oscure (“Kype”, Wrikken”), scandite da brevi e rarefatte aperture ambientali che si pongono come punti di sosta lungo il tragitto (“17P13.2”, “Fens”, “Bowhead”).

Un ritorno convincente che aggiunge un nuovo raffinato tassello ad un progetto sonoro arenato in una algida dimensione atemporale.

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