william ryan fritch “birkitshi – eagle hunters in a new world”

[lost tribe sound]

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Una profonda propensione narrativa è una delle caratteristiche più evidenti della musica composta da William Ryan Fritch, attitudine che rende quasi naturale accostarne le trame sonore ad immagini in movimento. Un ‘affinità che ha più volte trovato concretizzazione e che è alla base del suo nuovo lavoro, che nasce come commento per un documentario sulla Mongolia.

Per accompagnare il racconto di questa affascinante ed esotica terra dai costumi che giungono da un tempo remoto, il musicista americano ha creato un universo sonoro vibrante ed evocativo declinato attraverso ballate dal sapore epico plasmate introducendo nella sua abituale tavolozza una serie di elementi tratti dalla tradizione musicale del luogo. Vario e mutevole è il ritmo del racconto, che nei suoi momenti più tesi e dinamici è scandito da linee percussive perentorie dal sapore ancestrale (“Bek”, “Distant Hooves”, “Sala Ensalaar”) così come le trame degli archi e l’utilizzo degli strumenti tradizionali sottolineano i passaggi di maggiore enfasi (“Karakorum”, “Qusbegi”). Lungo questo percorso dal flusso dinamico e avvincente si aprono a tratti anche frangenti all’insegna di un’ambience più rarefatta e contemplativa che delineano i tratti sfuggenti di un territorio vasto e desolato (“Aegil”, “Gurts”, “Burkit”).

Non resta che augurarvi buon viaggio.

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