heidseck “margins”

[manyfeetunder]

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Paesaggi dilatati definiti da algide persistenze che scorrono gravide  di oscuri presagi. Non c’è spazio per luce e calore nelle pesanti trame plasmate da Fabrizio Matrone sotto lo pseudonimo Heidseck, che ne raccoglie la dimensione più ambientale.

Fin dalle prime battute il lavoro rivela una dimensione al tempo stesso compressa ed in costante espansione dominata da un inesorabile senso di solitudine. Ogni sfumatura, ogni dettaglio giunge amplificato disegnando scorci immutabili screziati da schegge abrasive(“Ice Wedges”, “Blockfields”) o percorsi da elettriche frequenze che generano nervose spirali, che giungendo al punto di deflagrazione gradualmente si disgregano (“Rockfalls”). A partire da “Lateral” il flusso procede all’insegna di soffi gelidi che costantemente ammantano in modo minaccioso l’atmosfera fino alla conclusiva “Lake” in un alternanza tra frementi picchi in crescendo ed evanescenti derive che lentamente si esauriscono.

Ci si percepisce al centro di un concreto vortice convulso ed esclusivo durante i quaranta minuti di “Margins”, testimoni di uno spettacolo dalle tinte apocalittiche che sempre più si imprime nei recessi più profondi dell’anima.

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