dino spiluttini “to be a beast”

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DINO SPILUTTINI –To Be a Beast_FRONT.JPG

Travolgenti maree che si innalzano fragorose per poi rapidamente rifluire lasciando profonde tracce indelebili. Ha uno spiccato carattere autobiografico il nuovo disco di Dino Spiluttini, intima raccolta di bozzetti all’insegna delle contrastanti sensazioni determinate dal quotidiano vivere.

Proseguendo sulla scia dei precedenti lavori, il musicista austriaco plasma un universo interiore attraverso un attento lavoro di trasfigurazione del suono del piano, virando però verso spirali maggiormente granulose e vibranti che quasi costantemente abbandonano l’abituale  tono sommesso. Ogni traccia è una potente deflagrazione da cui si sprigiona una luce accecante atta a sciogliere una tensione accumulata gradualmente e non più sostenibile. Le crepitanti frequenze si sviluppano in un rapido crescendo capace di generare un senso di schiacciante compressione (“Silver bullets”, “Kerstin in ecstasy”, “Wreck the infinite”) o fluiscono in nervose persistenze dense di ruvida malinconia (“Drug lyfe”, “Safe house”). A strutturarle è sempre una dinamica circolarità, matrice che pervade anche gli sprazzi meno inquieti che aprono brecce di caldo positivismo sempre costruito attraverso tessiture distorte e granulose (“Opioids III reprise”, “Permission to sleep”, “Learn 2 love”).

È un’emotività intensa ed avvolgente quella che emana “To the beast”, un percorso intimo narrato a voce alta con infinita enfasi.

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