a-sun amissa “the gatherer”

[consouling sounds]

A-Sun Amissa - The Gatherer.jpg

Un notturno denso che fluisce lento, carico di indolente ed affascinante decadenza. Si rimane inevitabilmente intrappolati addentrandosi nelle trame fitte e vischiose definite dalle quattro monumentali tracce del nuovo capitolo firmato A-Sun Amissa, il progetto musicale fondato e diretto da Richard Knox che torna a cinque anni di distanza dal precedente “You Stood Up For Victory, We Stood Up For Less”.

Si muove incandescente e perentoria la materia sonora plasmata tracciando un percorso magmatico, declinato attraverso una multiforme tavolozza ampliata grazie ad una fitta serie di collaborazioni capaci di aggiungere sfumature e dettagli alle abituali atmosfere. A Knox , Angela Chan e Owen Pegg  si aggiungono Aidan Baker, Aaron Martin, Claire Brentnall, Frédéric D. Oberland,  Colin H. Van Eeckhout e David McLean , presenze che trasformano A-Sun Amissa in un vero e proprio collettivo alla ricerca di una coralità complessa e suggestiva .

Le nebbiose tessiture di “Colossus Survives” introducono in modo fluido ma perentorio nel caleidoscopico universo disegnato, aprendosi verso un susseguirsi di vibranti paesaggi ammantati di oscuro mistero, nei quali si alternano, fondendosi, evanescenti ed oscure trame di fondo e intrecci melodici dai tratti cinematici permeati dalle venature jazzistiche dei fiati, cadenzati da pulsazioni scarne e regolari che determinano un incedere dal sapore marziale. La spessa e granulosa cortina costruita attraverso stratificazioni taglienti diviene quasi impenetrabile in “Anodyne Nights For Somnolent Strangers”, lasciando che la struggente linea degli archi scivoli stridente dissolvendosi lentamente per riemergere malinconicamente amplificata nel sentito omaggio di “Jason Molina’s Blues”, apice emotivo che lascia liberamente esplodere la voce intensa ed implorante del sassofono di David McLean. In fondo al viaggio è relegato il momento al tempo stesso più tetro e suadente affidato a “The Recapitulation”, i cui tratti vagamente esotici incorniciano il canto profondo di Colin H. Van Eeckhout prima di spegnersi gradualmente verso un incombente e definitivo silenzio.

Irresistibilmente evocativo.

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