Jeph jerman “34° 111′ 3″ N 111° 95′ 4″ W”

[mappa]

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Tracce di una vita apparentemente spenta capace di palesarsi ancora a chi sa mettersi in ascolto con attenzione. È il racconto di un vecchio mulino a vento quello che emerge dalla paziente mappatura condotta nel corso di svariati anni da Jeph Jerman in questo lavoro, organismo architettonico la cui localizzazione da il titolo all’album.

Attraverso i tre movimenti in cui è suddiviso, l’esplorazione condotta dall’artista americano restituisce una ampia sequenza di variabili capace di costruire un’immagine sonora del manufatto e dell’ambiente in cui è immerso, concentrandosi su ciò che scaturisce dalla loro relazione fisica. Frammenti rumorosi, sibili, persistenti brusii si susseguono sovrapponendosi in un intreccio concreto e granuloso che predilige in modo esclusivo il portato narrativo senza alcuna concessione melodico/armonica. La materia inanimata rivela la sua capacità di trasformarsi in elemento pulsante capace di rispondere agli agenti atmosferici che lo attraversano come sospiro vitale.

Si muove all’esterno dei confini della abituale definizione di costruzione musicale Jerman, prediligendo il ruolo di fine cesellatore di suoni alla meditabonda ricerca di flussi reali che nell’astrazione rivelino un senso più profondo.

Ricerca pura.

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