josé soberanes “our gravity ends”

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Un senso di opprimente assenza da cui si irradia un convulso intrigo di sentimenti. È un momento tragicamente complesso e dolente quello da cui prende forma il nuovo lavoro di José Soberanes e il risultato condensato in “Our gravity ends” ne reca evidenti le tracce. La scomparsa della madre ha segnato in modo profondo l’artista messicano e questo suo racconto ne raccoglie la prospettiva più intima.

Sono oscuri intrecci di persistenti bordoni e crepitanti suoni concreti a definire l’atmosfera gravidamente cupa nella quale si muove Soberanes . L’ambiente plasmato è claustrofobico e privo di luce, fluisce irregolare e mutevole senza seguire una logica strutturante. Un senso di impotente frustrazione si propaga dalle trame notturne che definiscono scorci inquieti e nervosi (“Anxiety”, “Frozen”) attraversati da un soffio gelido che si propaga indissolubile anche quando il paesaggio interiore parzialmente si scioglie accogliendo frammenti melodici che hanno il sapore del ricordo (“1934”) o cerca una rassegnata e malinconica quiete al rimpianto di attimi perduti (“Too late to tell you”), fino a segnare il conclusivo punto di rottura (“Her last minutes on earth”).

Un disco difficile che utilizza il suono per erigere  invalicabili e ruvidi muri da cui risulta faticoso evadere. Da ascoltare immersi nel nulla.

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