zbeen “tonal whiplash”

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Processi alchemici atti a trasformare segnali sintetici in pulsanti combinazioni organiche. Sono le macchine e le loro possibili applicazioni l’origine da cui si evolvono le intrigate e convulse narrazioni dirette da Gianluca Favaron e Ennio Mazzon nel loro nuovo lavoro che dopo una pausa di tre anni segna il ritorno del loro progetto condiviso Zbeen.

Sono elettrocardiogrammi convulsi ed irregolari quelli modellati dal duo, accelerazioni graduali di nervose trame di particelle scabrose pronte a proiettarsi violentemente contro le pareti di una gabbia virtuale che tenta di imprigionarle. Il flusso elettronico è costantemente pervaso da una tensione che Favaron e Mazzon tengono sotto controllo incanalandola in stratificazioni magmatiche prive di limiti strutturali. L’energia  veicolata si smorza senza mai spegnersi rimanendo latente ma percepibile anche nei passaggi meno caotici e deflagranti (“Tea cube”, “Decalcomania”).

È un ambiente fluido ma ricco di ostacoli quello in cui si propagano le frequenze stridenti  ed in costante collisione di “Tonal whiplash”, un fondale invisibile capace di dare pieno risalto ad ununiverso non convenzionale e di complessa decifrazione.

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