orson hentschel “electric stutter”

[denovali]

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Frequenze sintetiche accattivanti che si espandono generando impattanti tessiture cinematiche. A poco più di un anno di distanza Orson Hentschel pubblica il suo secondo lavoro seguendo la scia delle atmosfere delineate nel suo disco di debutto e ampliandone lo spettro sonoro.

Un’accentuata percussività e una maggiore complessità strutturale segnano le nove tracce di “Electric stutter” costruendo un immaginario avvolgente e vorticoso che scorre via agile e accattivante. I fondali su cui scivolano le visionarie linee melodiche sono spesso ipnoticamente ridondanti e contribuiscono in mmodo determinante alla costruzione di un immaginario dalle forti valenze sinestetiche, capace di passare dal dinamismo della title-track e di “Wailing sirens” alle grevi risonanze di “Montage of bugs” e alla stridente e ruvida virtualità di “Machine boy”.

Prendendo sempre più le distanze dalla sua formazione classica, Hentschel continua a conducerci con le sue possibili colonne sonore attraverso convulse e tese narrazioni postmoderne.

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