barnacles “one single sound”

[boring machines]

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Ottenere il massimo dall’essenziale, raccontare un’intera storia utilizzando un lessico ridotto al minimo. Una modulata persistenza, un frammento raccolto dall’ambiente e un campione ritmico è tutto ciò che a Matteo Uggeri occorre per plasmare ognuno dei capitoli del suo nuovo progetto Barnacles, tre unità che sommandosi ne generano una nuova aumentata.

Le quattro tracce del lavoro, i cui titoli compongono un estratto da una lettera inviata da Darwin a suo cugino William Darwin Fox, seguono una struttura simile secondo cui al lento emergere di un iniziale bordone si combina gradualmente una sequenza ritmica incalzante che si scioglie in finali liquidi, cerniere permeabili che danno vita ad un flusso senza soluzione di continuità malgrado l’eterogeneità dei singoli pezzi.

Una scelta chiara, un metodo univoco capace di generare atmosfere differenti alternando ruvidi crescendo intercettati da un battere marcato (“I Hate a Barnacle”) a flussi oscuri e cinematici segnati da una percussività vagamente ancestrale (“As No Man Ever Did Before”), vaporose e spettrali saturazioni attraversate da correnti convulse (“Not Even a Sailor”) a rarefatte e placide navigazioni a tratti cadenzate da un ipnotico incedere marziale (“In a Slow-Sailing Ship”).

Muovendosi attraverso territori a lui ben noti, Uggeri trova nuovi stimoli e soluzioni efficaci scaturenti dall’inaspettato valore aggiunto offerto dalla limitazione.

Lessi s more.

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