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endurance “echoic architecture”

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[polar seas recordings]

Sinuosi riverberi che espandendosi liberi ricostruiscono un immaginifico percorso attraverso differenti ambienti urbani. È un’indagine sensoriale dai tratti definiti quella costruita da Joshua Stefane, ricercatore canadese attualmente d’istanza in Giappone, un viaggio alla scoperta di come l’architettura incida sulla memoria spaziale e di come tutto ciò possa tramutarsi in suono.

Le sintetiche saturazioni plasmate da Stefane sviluppano stratificazioni persistenti che sembrano voler occupare i vuoti interstiziali delimitati da barriere divenute membrane risonanti e  definite attraverso un processo in negativo atto a delinearne i tratti e il relativo influsso su chi si ritrova ad attraversare lo spazio. Ci si ritrova così immersi in flussi di fragile e accecante luminosità (“Glass towers”), trasportati in contesti definiti da una tangibile matericità (“Automata”) o persi in contesti residuali disegnati da silenti bordoni striati da flebili increspature (“Artificial recess”).

Un’esplorazione affascinante alla scoperta di un mondo tangibile solamente immaginato.

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