toàn “histós lusis”

[eilean]

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Una sottile vena malinconica che attraversa paesaggi vividamente sensoriali in cui luci e ombre danzano costantemente. Il punto 34 sulla mappa in lenta costruzione della eilean segna l’inizio di un nuovo corso per Anthony Elfort, artista francese sin qui dedito ad altre forme sonore sotto la sigla Qiwu Selftet e adesso proiettato verso la definizione di ambienti emozionali risonanti.

Utilizzando tessiture acustiche, field recordings ed estratti di vecchi nastri e vinili Elfort plasma un’affascinante sequenza di scorci che pur contraddistinti da una consistenza fortemente materica sviluppano atmosfere fluide e a tratti rarefatte. Continua è la presenza di una lieve increspatura, una ruvidezza di fondo che intacca delicatamente le sequenze strumentali dominate da espanse tessiture di piano ed elegiache striature di archi, combinate in oniriche fughe (“Inland”, “Plume”) e cinematici flussi (“Post tenebras”, “Unsolved”) che sembrano giungere da un luogo remoto della memoria.

Offre un’efficace varietà di sfumature e toni questo inconsueto debutto in bilico tra sonorità derivanti da mondi musicali eterogenei eppure compatibili.

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