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giulio aldinucci “borders and ruins”

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[karlrecords]

Immaginifiche cattedrali di suono  che lentamente conformano una greve sequenza di scorci in progressivo deterioramento. C’è una profonda vena drammatica che si sprigiona dalle visioni vagamente apocalittiche cesellate da Giulio Aldinucci in “Borders and ruins”, nuovo lavoro che costituisce il secondo atto della serie Periklas curata dalla berlinese Karlrecords.

Una luce cupa ed un senso di persistente solennità attraversano le incisive istantanee del viaggio conducendo il fervido immaginario del musicista senese verso territori più oscuri  e mutevoli. Aldinucci esplora l’imperante senso di disgregazione sociale in atto plasmando un flusso pulsante fatto di impenetrabili saturazioni permeate da abrasive striature (“Exodus mandala”, “Parole”, “Venus of the bees”) e vibranti frequenze ascensionali che giungono ai margini di un livello di compressione deflagrante (“Division”, “The pray (dissonant ascension)”, “Chrysalis”).

Costante è la presenza di estratti ambientali che delineano i contorni sfocati di paesaggi dell’abbandono che acquistano piena nitidezza solo quando queste tracce divengono dominanti (“The sunken horizon”), così come torna ostinata la presenza di una componente vocale dall’afflato sacro che si svela pienamente soltanto nelle conclusive modulazioni oniriche di “The skype cloud and your smile on the left”.

Giungendo in fondo ci si ritrova esausti e saturi di apici travolgenti, pronti ad abbandonarsi ad un silenzio assordante.

Verticalismi emozionali.

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