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james murray “heavenly waters”

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[slowcraft records]

Isolarsi dal mondo per viaggiare nel cosmo alla scoperta del rumore delle stelle. È un pellegrinaggio immaginario attraverso le nove costellazioni quello ideato da James Murray in “Heavenly waters”, una navigazione cosmica incentrata sulla restituzione sonica di ciò che generalmente viene fruito esclusivamente attraverso gli occhi.

Dalle accurate modulazioni cesellate dall’artista inglese si propaga un’aura di mistero che permea  l’intero flusso della narrazione, sprigionandosi da brevi frammenti melodici che fluttuano su vaporosi riverberi (“Columba”, “Delphinus”) o che emergono fragili da un algido soffio crepitante (“Puppis”), piuttosto che  da fluide persistenze screziata di fine grana (“Piscis Austrinus”, “Eridanus”), fino a rivelarsi attraverso ossessive pulsazioni (“Pyxis”) e irregolari frequenze distorte (“Carina”).

Tutto ciò definisce un’avvolgente deriva multiforme, che ha nella sua ricchezza di soluzioni e sfumature la sua maggiore peculiarità, riuscendo a trasportare il pensiero verso approdi immaginifici che si stagliano in un infinito privo di gravità.

 

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