camilla pisani “verneshot”

[ovunqve]

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Un paesaggio algido pressoché privo di palpiti vitali narrato attraverso dilatati piani-sequenza. È una notte senza fine osservata con sguardo attonito quella materializzata dalle atmosferiche modulazioni plasmate da Camilla Pisani nel suo disco di debutto.

I tratti apocalittici suggeriti dal titolo permeano nella sua interezza le otto tracce del lavoro configurando un lungo flusso di oscure e nebbiose istantanee che si dipanano con intensa gravità. Lungo il percorso si alternano cupe fluttuazioni attraversate da ruvide striature (“I’m Drawing Monsters Not To Sleep Alone”) a tratti ibridate da inattese pulsazioni e minimali frammenti melodici (“Sleep Party People”, “The Kinetic Melody Of Babel Noises”), oscillazioni ipnotiche che improvvisamente virano verso acute ascese deflagranti (“Our Little Nothing”, “The Brainworm With Sad Blue Eyes I Chased”),  granitiche ed impenetrabili persistenze statiche (“The Ancestral Bond Of Blue Klein”)  e aleggianti frequenze dal tono spettrale (“The Paper Boats Are Sinkng Into Migratory Thoughts”) che si riversano in un finale di disgregante rumore bianco (“White Can’t Be Erased”).

Da questo succedersi di scorci dalle sfumature cangianti si delinea un universo sonoro grevemente affascinante capace di proiettare verso magnetici scenari desolanti.

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