benoît pioulard “slow spark, soft spoke”

[dauw]

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Fluttuazioni narcolettiche che dischiudono lo sguardo su eterei paesaggi immersi in un immobile candore. Si affida ad un approccio essenziale e reiterato Thomas Meluch per costruire le quattro tracce del suo nuovo disco, lavoro che lo riconduce lungo tracciati atmosferici a lui cari ed ampiamente esplorati parallelamente alla dimensione folk/ambientale dai tratti maggiormente accessibili.

Morbidi bordoni plasmati utilizzando chitarra, basso, voce e nastri si sviluppano con movimenti avvolgenti costruendo dilatati moti ondosi che lentamente trasportano la mente verso placidi recessi colmi di rinfrancante calore. Ad arricchire il flusso risultante contribuisce l’innesto di evanescenti riprese naturali catturate tra Francia ed Islanda, capaci di acuire il portato sensoriale di questa accogliente deriva ambientale al pari della sottile e ruvida grana costantemente presente sullo sfondo delle amniotiche oscillazioni e che emerge con maggiore prepotenza nella traccia conclusiva dell’album.

Un delicato e ristoratore abbandono.

 

 

 

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