my dear killer “the cold plan”

[under my bed recordings/eeee]

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Parole che sgorgano come calde stille ematiche da ferite impossibili da rimarginare per provare a sciogliere un persistente inverno dell’anima. È un infinito percorso catartico di cui non si percepisce la fine quello su cui  continua a procedere My Dear Killer, un dolente tracciato la cui ultima tappa vede Stefano Santabarbara affiancato da Stefano De Ponti, che in disparte e in penombra segue l’inquietudine delle sue sofferte confessioni assecondandone e dilatandone i riflessi.

Aleggiando su nebbiosi fondali di flebili echi ambientali, frequenze stridenti e spettrali dilatazioni che si incontrano scivolandosi addosso, le essenziali melodie scorrono placide disegnando un itinerario denso di fragile malinconia, ideale ambiente dal quale lasciare risuonare l’intimo canto che attraverso parole di piombo e l’onomatopeica incertezza del suo incedere denuncia un irrisolvibile senso di disgregazione interiore. È un flusso dai margini volutamente sfrangiati che suona incompiuto e privo di pause a concedere respiro al succedersi degli enfatici monologhi  dall’andamento obliquo a tratti permeati da una più marcata morbidezza (“The winter bride”, “The thief”), da aspri toni grevi (“Daffodiels”, “Smockers”) o da improvvise ascese a cui fa eco un’elettrica aggressività (“I am a part of this machinery”).

È un soffio algido e ineluttabile al quale arrendersi assaporandone ogni tagliente riverbero.

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