scott worthington “orbit”

[iikki]

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Frammenti di realtà estrapolati e lasciati riverberare fino a divenire traccia indefinita di qualcosa soltanto vagamente percepibile. È un percorso sinestetico all’insegna dell’etereo e del simbolico quello costruito dal fotografo Renato D’Agostin e dal musicista Scott Worthington, una vaporosa esplorazione attraverso un universo fatto di minuti dettagli ricombinati a definire un lessico misterioso ed affascinante.

Alla materica essenzialità delle immagini in bianco e nero dell’artista veneziano perfettamente si accostano le due dilatate suite, inframmezzate da un breve intermezzo, composte dal contrabbassista americano. Evanescenti risonanze modulate in nebbiose persistenze generano il fondale sul quale lasciare fluire i fraseggi flautistici affidati a Rachel Beetz  combinati a ruvide frequenze granulose (“A Time That Is Also A Place”) o cristalline danze armoniche che morbidamente si propagano originando onirici ambienti in dissolvenza (“A Flame That Could Go Out”).

Ne scaturisce un rarefatto viaggio attraverso minimali paesaggi scolpiti con cura utilizzando il netto contrasto tra luci abbaglianti e ombre profondissime.

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