snorri hallgrímsson “orbit”

[moderna records]

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L’instabilità e il senso di straniamento derivante da una vita in movimento che non concede il conforto di un punto fermo, la ricerca di un nuovo equilibrio emozionale a cui aggrapparsi. Nasce dall’ibridazione di istanze differenti e a tratti antitetiche il debutto di Snorri Hallgrímsson sfociando in una sintesi per certi versi spiazzante considerando la sua formazione e la lunga collaborazione con Ólafur Arnalds.

Intimistiche tessiture pianistiche dialoganti con sinuose aperture orchestrali si combinano secondo modalità differenti a frequenze elettroniche plasmate come flebile scia di completamento che lungo la sequenza dei brani si trasforma in palese presenza fatta di marcate pulsazioni incalzanti (“Orbit”) o irregolare flusso di oblique modulazioni scabrose (“The unfortunate fortune”, “Be still my tongue”). Ad ultimare le composizioni conferendovi la forma di vere e proprie canzoni interviene la voce enfaticamente eterea di Hallgrímsson, la cui assenza nei frangenti più essenziali (“…og minning þín rís hægt”) ed evanescenti (“Týnd er tunga þín”)  lascia pienamente emergere un afflato cinematico sempre presente.

Un percorso sensoriale vivido che concede un punto di vista differente.

 

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